Pubblicato: 2 ottobre 2012
Categoria: Guide e approfondimenti
La metodologia di progettazione prende poi in considerazione il guadagno energetico,
il dimensionamento elettrico ed il dimensionamento meccanico. Una significativa
parte della parte della guida dedicata ai criteri di progettazione, è poi dedicata
alla scelta di un componente fondamentale dell\'impianto: l\'inverter, il quale
oltre a soddisfare le direttive bassa tensione ed EMC (ricordiamo che i dispositivi
a semiconduttore all\'interno dell\'inverter commutano a frequenze fino a 20 kHz
producendo delle possibili interferenze sulle apparecchiature elettriche vicine),
deve garantire una separazione metallica tra la parte in continua e la parte in
alternata, anche al fine di non iniettare correnti continue sulla rete elettrica.
Il tipo di inverter va scelto in base alla potenza richiesta: trifase se la potenza da erogare supera i 6 kW, monofase in caso contrario, tenendo conto che il rapporto tra la potenza mandata sulla rete del distributore e la potenza del generatore fotovoltaico varia tra 0,75 e 0,90. La guida fornisce poi prescrizioni sui cavi di collegamento, sui dispositivi di sezionamento, di interruzione e di interruzione di emergenza.
Una consistente parte del documento normativo è poi dedicata alle protezioni: contatti diretti, contatti indiretti e sovratensioni. Tralasciamo la prima protezione, su cui c\'è poco da segnalare, per concentrare la nostra attenzione sulle altre due. Per quanto riguarda la protezione contro i contatti indiretti, sul lato in corrente alternata, il sistema deve essere protetto da un dispositivo differenziale che impedisca l\'insorgenza sulle masse di un potenziale pericoloso; debbono poi essere collegate a terra le masse di tutte le apparecchiature elettriche, le cornici metalliche dei moduli fotovoltaici dotati solo di isolamento principale e le strutture metalliche di supporto dei moduli fotovoltaici solo se presentano verso terra una resistenza inferiore ai 1000 ? (collegamento equipotenziale).
Per quanto riguarda la protezione da sovratensioni, occorre analizzare se la struttura di sostegno dei moduli fotovoltaici (normalmente montata sulla copertura dell\'edificio) va ad alterare in maniera significativa l\'esposizione alle fulminazioni dirette ed indirette. Sinteticamente si possono considerare i seguenti casi:
Il tipo di inverter va scelto in base alla potenza richiesta: trifase se la potenza da erogare supera i 6 kW, monofase in caso contrario, tenendo conto che il rapporto tra la potenza mandata sulla rete del distributore e la potenza del generatore fotovoltaico varia tra 0,75 e 0,90. La guida fornisce poi prescrizioni sui cavi di collegamento, sui dispositivi di sezionamento, di interruzione e di interruzione di emergenza.
Una consistente parte del documento normativo è poi dedicata alle protezioni: contatti diretti, contatti indiretti e sovratensioni. Tralasciamo la prima protezione, su cui c\'è poco da segnalare, per concentrare la nostra attenzione sulle altre due. Per quanto riguarda la protezione contro i contatti indiretti, sul lato in corrente alternata, il sistema deve essere protetto da un dispositivo differenziale che impedisca l\'insorgenza sulle masse di un potenziale pericoloso; debbono poi essere collegate a terra le masse di tutte le apparecchiature elettriche, le cornici metalliche dei moduli fotovoltaici dotati solo di isolamento principale e le strutture metalliche di supporto dei moduli fotovoltaici solo se presentano verso terra una resistenza inferiore ai 1000 ? (collegamento equipotenziale).
Per quanto riguarda la protezione da sovratensioni, occorre analizzare se la struttura di sostegno dei moduli fotovoltaici (normalmente montata sulla copertura dell\'edificio) va ad alterare in maniera significativa l\'esposizione alle fulminazioni dirette ed indirette. Sinteticamente si possono considerare i seguenti casi:
- Struttura autoprotetta nella quale l\'impianto fotovoltaico non altera la
sagoma dell\'edificio: non è necessaria alcuna precauzione specifica contro
il rischio di fulminazione;
- Struttura autoprotetta nella quale l\'impianto fotovoltaico altera la sagoma
dell\'edificio. In conseguenza di ciò, l\'edificio potrebbe non essere più autoprotetto:
è necessario verificare la necessità di realizzare l\'impianto LPS;
- Struttura non autoprotetta e dotata di impianto LPS, nella quale l\'impianto
fotovoltaico non altera la sagoma dell\'edificio, è racchiuso nel volume protetto
e la distanza minima tra impianto fotovoltaico e impianto LPS è maggiore della
distanza di sicurezza: non è necessario alcun provvedimento specifico e le
strutture metalliche dell\'impianto fotovoltaico non devono essere collegate
all\'LPS;
- Struttura non autoprotetta e dotata di impianto LPS, nella quale l\'impianto
fotovoltaico non altera la sagoma dell\'edificio, ma la distanza minima tra
impianto fotovoltaico e impianto LPS è minore della distanza di sicurezza:
è opportuno estendere l\'impianto LPS e collegarvi le strutture metalliche
esterne dell\'impianto fotovoltaico;
- Struttura non autoprotetta e dotata di impianto LPS, nella quale l\'impianto fotovoltaico altera la sagoma dell\'edificio, non è racchiuso nel volume protetto e la distanza minima tra impianto fotovoltaico e impianto LPS è maggiore della distanza di sicurezza: è necessario estendere l\'impianto LPS e collegarvi le strutture metalliche esterne dell\'impianto fotovoltaico;
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