Pubblicato: 30 maggio 2012
Categoria: Altro
A seconda del fenomeno fisico che causa l’apertura e la chiusura dei contatti, i relè possono essere di tipo elettromeccanico, termico, elettronico.
La figura 2A schematizza, in modo estremamente essenziale, il principio di funzionamento di un relè di tipo elettromeccanico (di gran lunga il più utilizzato in applicazioni di impianti elettrici in bassa tensione). In esso una delle due estremità di un’ancoretta mobile di materiale ferromagnetico, libera solo di ruotare attorno al punto “O”, viene attratta da una bobina (coil) quando questa è percorsa da corrente a seguito dell’applicazione del segnale di comando ai terminali A1-A2.
Tale azione provoca lo spostamento della seconda estremità dell’ancoretta munita del contatto 2 verso il contatto 1 (fisso) e la conseguente chiusura del circuito 1-2 (nella figura è schematizzato un relè con contatto N.A.).
Nei relè termici, l’apertura o la chiusura del contatto è causata dall’incurvamento di una lamina bimetallica riscaldata dal calore percorso dalla corrente che la precorre (figura 2B).
Tali relè sono per lo più impiegati quali relè di protezione aventi la funzione di aprirsi automaticamente quando la corrente raggiunge valori eccessivi.
Da una decina d’anni a questa parte, molto comuni sono diventati anche i relè elettronici non dotati di contatti veri e propri ma nei quali l’apertura o la chiusura di un circuito è ottenuta mandando rispettivamente in interdizione o in saturazione un dispositivo elettronico a stato solido quale ad esempio un transistor, un Scr o un tiristore.
Tali dispositivi sono dotati di tre terminali e possono comportarsi come veri e propri circuiti aperti (condizione di interdizione) o corto circuiti (condizione di saturazione) tra due di essi dipendentemente dal segnale di controllo applicato sul terzo terminale (figura 2C).
Il principale vantaggio dei relè elettronici è quello di non avere parti in movimento il che consente di ottenere tempi di chiusura estremamente rapidi e di eliminare radicalmente l’usura meccanica e la sensibilità alle vibrazioni (aspetto questo molto importante per relè destinati ad essere installati a bordo di veicoli o treni).
L’assenza di contatti metallici elimina anche i problemi legati all’ossidazione degli stessi (aspetto importante per relè destinati ad essere installati in locali ad alto inquinamento). Di contro, i relè a stato solido non possono garantire l’isolamento galvanico tra parte di comando e parte comandata e sono più delicati dal punto di vista termico ed elettrico.
La figura 2A schematizza, in modo estremamente essenziale, il principio di funzionamento di un relè di tipo elettromeccanico (di gran lunga il più utilizzato in applicazioni di impianti elettrici in bassa tensione). In esso una delle due estremità di un’ancoretta mobile di materiale ferromagnetico, libera solo di ruotare attorno al punto “O”, viene attratta da una bobina (coil) quando questa è percorsa da corrente a seguito dell’applicazione del segnale di comando ai terminali A1-A2.
Tale azione provoca lo spostamento della seconda estremità dell’ancoretta munita del contatto 2 verso il contatto 1 (fisso) e la conseguente chiusura del circuito 1-2 (nella figura è schematizzato un relè con contatto N.A.).
Nei relè termici, l’apertura o la chiusura del contatto è causata dall’incurvamento di una lamina bimetallica riscaldata dal calore percorso dalla corrente che la precorre (figura 2B).
Tali relè sono per lo più impiegati quali relè di protezione aventi la funzione di aprirsi automaticamente quando la corrente raggiunge valori eccessivi.
Da una decina d’anni a questa parte, molto comuni sono diventati anche i relè elettronici non dotati di contatti veri e propri ma nei quali l’apertura o la chiusura di un circuito è ottenuta mandando rispettivamente in interdizione o in saturazione un dispositivo elettronico a stato solido quale ad esempio un transistor, un Scr o un tiristore.
Tali dispositivi sono dotati di tre terminali e possono comportarsi come veri e propri circuiti aperti (condizione di interdizione) o corto circuiti (condizione di saturazione) tra due di essi dipendentemente dal segnale di controllo applicato sul terzo terminale (figura 2C).
Il principale vantaggio dei relè elettronici è quello di non avere parti in movimento il che consente di ottenere tempi di chiusura estremamente rapidi e di eliminare radicalmente l’usura meccanica e la sensibilità alle vibrazioni (aspetto questo molto importante per relè destinati ad essere installati a bordo di veicoli o treni).
L’assenza di contatti metallici elimina anche i problemi legati all’ossidazione degli stessi (aspetto importante per relè destinati ad essere installati in locali ad alto inquinamento). Di contro, i relè a stato solido non possono garantire l’isolamento galvanico tra parte di comando e parte comandata e sono più delicati dal punto di vista termico ed elettrico.