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Quando e perché proteggere i ponteggi dai fulmini

Pubblicato: 17 giugno 2012 Categoria: Guide e approfondimenti
Quando e perché proteggere i ponteggi dai fulmini

Fortunatamente, quasi sempre i ponteggi risultano autoprotetti e non necessitano di alcuna protezione contro i fulmini. La protezione può essere necessaria per evitare che una persona, in contatto con la struttura metallica, possa essere soggetta a tensioni di contatto o di passo pericolose. Il rischio che questo si manifesti è però normalmente trascurabile.

Potrebbe aumentare nel caso di presenza, per un elevato periodo di tempo, entro i 3 metri attorno al perimetro della struttura, di un elevato numero di persone. All’interno di questa area il rischio potrebbe non essere più trascurabile perché, a causa dell’elevato numero di persone presenti, aumentano le probabilità che qualche sventurato possa essere sottoposto a tensioni pericolose. Il danno probabile per le persone si riduce tuttavia a livelli tollerabili se la resistività del terreno presenta valori superiori a 0,5 kilo ohm metro (strato di 5 cm di asfalto o di 15 cm di ghiaia, terreno roccioso, ecc.) perché in questo caso la persona è come se calzasse delle scarpe isolanti.

In ogni caso, ove fosse necessario stabilire l’opportunità o meno della protezione, occorre riferirsi alla norma CEI 81-10/2 e stimare il rischio R. Se il rischio R risulta inferiore a quello accettabile RT, il ponteggio può considerarsi autoprotetto (come detto nella stragrande maggiorana dei casi) e non è necessario adottare alcuna misura di protezione contro i fulmini.

In caso contrario occorre riferirsi alla norma CEI 81-10/3 e procedere con la progettazione e l’installazione di una protezione per il ponteggio. Il rischio relativo al fulmine che colpisce un ponteggio si riferisce al rischio di perdita di vite umane causata da tensioni di contatto e di passo (rischio Ra) che però, come detto, diventano trascurabili se il suolo presenta un’elevata resistività. La norma ha assunto come limite la resistività superficiale di 5 kilo ohm metro, al di sopra di tale valore non occorre alcun collegamento a terra perché il danno probabile per la persona praticamente si annulla.

Se il terreno ha una resistività superficiale inferiore a 5 kilo ohm metro bisogna invece calcolare il rischio R secondo la procedura indicata dalla norma CEI 81-10/2.
In generale il rischio complessivo è dato dalla somma di diverse porzioni di rischio dette "componenti di rischio". In questo caso, l\'unica componente di rischio è la componente A con perdite di tipo L1 (perdita di vite umane), riferibile alle tensioni di contatto e di passo per fulminazione diretta della struttura (tabella 2).