Il “riciclaggio luce” punta a catturare i raggi infrarossi emessi dal filamento in tungsteno per generare altra luce
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Pochi anni fa le lampadine a incandescenza vennero “definitivamente” bandite dal commercio perché giustamente considerate poco efficienti. Infatti i vecchi bulbi a incandescenza creavano la luce scaldando, a circa 2700 K, un sottile filo di tungsteno. Un simile procedimento, però, provocava lo spreco del 95% dell'energia assorbita, che veniva trasformata in calore.
Una recente ricerca del Mit, condotta insieme alla Purdue University, potrebbe però rilanciare le vecchie lampadine. Lo studio, infatti, prevede di “accendere” le lampadine in modo convenzionale, ma di catturare la radiazione infrarossa emessa sotto forma di calore. Una serie di nano-cristalli fotonici realizzati con la tecnologia a deposizione a partire da elementi comuni, posti intorno al filamento, sarebbero infatti in grado di catturare le radiazioni infrarosse e di rifletterle sul tungsteno, che le riassorbirebbe riemettendo luce visibile. Tali strutture sono nano-cristalli fotonici, realizzati con la tecnologia a deposizione a partire da elementi comuni.
Sulla base degli studi preliminari, gli studiosi che lavorano al progetto hanno dichiarato di poter raggiungere un'efficienza del 40%, quindi per superiore a quella offerta dai principali sistemi di illuminazione proposti sul mercato.
Il realtà le prime lampade testate, ancorché prodotte in modo artigianale e non industriale, si sono attestate su un'efficienza del 6,6%. Un risultato che gli studiosi reputano comunque interessante per quello che definiscono il “riciclaggio luce”, poiché il loro materiale cattura le lunghezze d’onda inutili (quali gli IR) e le converte in lunghezze d’onda di luce visibile.