In condizioni ideali, l’abbattimento delle correnti vaganti si potrebbe ottenere posizionando le sottostazioni in prossimità dei punti in cui il veicolo ferroviario richiede la massima corrente assorbita durante la marcia.
Ciò comporterebbe,
però, un aumento nel numero delle
sottostazioni stesse, con le ovvie difficoltà
economico-logistiche.
Attualmente, si tende
a non superare la distanza di 15-25 km fra
le sottostazioni alimentanti percorsi a forte
traffico ferroviario.
Distanze minori sarebbero
economicamente insostenibili.
La protezione passiva delle parti interrate più
economicamente rilevanti, oleodotti o gasdotti,
nelle vicinanze delle sottostazioni, si effettua tramite il loro isolamento elettrico.
I condotti sono rivestiti, in fabbrica, con del
nastro adesivo in polietilene estruso a bassa
densità, dello spessore minimo di 3 mm ed un
rivestimento interno in vernice epossidica.
Eventuali giunti di saldatura vengono rivestiti
con fasce termorestringenti.
La protezione passiva è costosa ed è soggetta
alla possibilità di perforazione/corrosione accidentale
degli isolanti.
La protezione attiva (catodica) viene realizzata
imprimendo delle correnti continue di verso
opposto a quella vagante con apparecchiature poste lungo il percorso del condotto interrato.
Il metallo diviene elettricamente più negativo
rispetto all’elettrolita circostante (terreno,
acqua, eccetera).
La protezione attiva è realizzata
contemporaneamente alla posa della
tubatura. Purtroppo un malfunzionamento del
sistema di protezione catodica può diventare
la causa di corrosione per la tubatura che vuole
proteggere.