Protezione contro le correnti vaganti

Pubblicato: 15 ottobre 2012 Categoria: Altro

In condizioni ideali, l’abbattimento delle correnti vaganti si potrebbe ottenere posizionando le sottostazioni in prossimità dei punti in cui il veicolo ferroviario richiede la massima corrente assorbita durante la marcia.

Ciò comporterebbe, però, un aumento nel numero delle sottostazioni stesse, con le ovvie difficoltà economico-logistiche.
Attualmente, si tende a non superare la distanza di 15-25 km fra le sottostazioni alimentanti percorsi a forte traffico ferroviario.
Distanze minori sarebbero economicamente insostenibili.

La protezione passiva delle parti interrate più economicamente rilevanti, oleodotti o gasdotti, nelle vicinanze delle sottostazioni, si effettua tramite il loro isolamento elettrico.
I condotti sono rivestiti, in fabbrica, con del nastro adesivo in polietilene estruso a bassa densità, dello spessore minimo di 3 mm ed un rivestimento interno in vernice epossidica.
Eventuali giunti di saldatura vengono rivestiti con fasce termorestringenti.

La protezione passiva è costosa ed è soggetta alla possibilità di perforazione/corrosione accidentale degli isolanti.
La protezione attiva (catodica) viene realizzata imprimendo delle correnti continue di verso opposto a quella vagante con apparecchiature poste lungo il percorso del condotto interrato.
Il metallo diviene elettricamente più negativo rispetto all’elettrolita circostante (terreno, acqua, eccetera).

La protezione attiva è realizzata contemporaneamente alla posa della tubatura. Purtroppo un malfunzionamento del sistema di protezione catodica può diventare la causa di corrosione per la tubatura che vuole proteggere.