Progetto e fabbricazione del quadro

Pubblicato: 17 novembre 2012 Categoria: Altro
Progetto e fabbricazione del quadro

La progettazione del quadro si basa sull’esecuzione di verifiche di conformità delle caratteristiche del quadro alla normativa di prodotto in argomento. Come abbiamo già accennato tali verifiche (articoli 3.9.2, 3.9.3 e 3.9.4 della norma) possono consistere indifferentemente e in modo alternativo fra loro in:
-prove (α);
-calcoli (β);
-regole di progetto (γ).

Tali criteri garantiscono un livello minimo di sicurezza equivalente e, in quanto applicabili, si riferiscono alle seguenti caratteristiche prestazionali del quadro:
1. robustezza dei materiali e parti del quadro;
2. grado di protezione degli involucri;
3. distanze d’isolamento in aria e superficiali;
4. protezione contro la scossa elettrica e integrità dei circuiti di protezione;
5. installazione degli apparecchi di manovra e dei componenti;
6. circuiti elettrici interni e collegamenti;
7. terminali per conduttori esterni;
8. proprietà dielettriche;
9. limiti di sovratemperatura;
10. tenuta al cortocircuito;
11. compatibilità elettromagnetica (Emc);
12. funzionamento meccanico.

La norma (tabella D1 dell’allegato D) specifica quali delle suddette caratteristiche sono verificabili mediante i criteri che per comodità espositiva in questo contesto sono indicati con: α, β e γ.
Alcune, infatti, possono essere verificate con tutti e tre i criteri suindicati, altre invece possono essere verificate solamente con prove e calcoli e per altre ancora (è il caso ad esempio dell’impatto meccanico) il riscontro è possibile esclusivamente ricorrendo a prove sul prototipo.

Le verifiche di progetto più significative da effettuare sono:
-le proprietà dielettriche;
-la tenuta al corto circuito;
-i limiti di sovratemperatura.

La verifica delle proprietà dielettriche consiste nel controllo della tenuta degli isolamenti (solido, e superficiale dei supporti isolanti e in aria fra le parti nude a diverso potenziale) rispetto alle sovratensioni temporanee (verifica della tensione nominale d’isolamento) e alle sovratensioni transitorie (verifica della tensione nominale di tenuta ad impulso).
Mentre alla prova a frequenza industriale non c’è alternativa, in luogo di quella ad impulso può essere invece effettuata la così detta conferma delle regole di progetto, ossia la verifica che le distanze d’isolamento in aria siano almeno 1,5 volte i valori specificati nella tabella 1 della norma.

Va peraltro detto che quest’ultima opzione appare poco praticabile, essenzialmente per ragioni dimensionabili e quindi economiche.
La verifica del rispetto delle distanze in aria e superficiali fra le parti conduttrici a diverso potenziale attiene oltre ai conduttori attivi nudi (sistema di barre di figura 3 a) anche tutti gli altri circuiti e componenti del quadro.
Distanze che non devono essere compromesse neanche in condizioni di esercizio anormali come può accadere nel caso di un corto circuito.
La prova a frequenza industriale consiste nell’applicazione di una tensione sinusoidale (Ui), ad esempio 2,5 kV, con frequenza compresa fra 45 e 65 Hz (figura 3 b), mentre per la prova ad impulso la forma d’onda è quella normalizzata 1,2/50 μs (Uimp di figura 3 c), di valore stabilito dalla norma in funzione della tensione nominale d’isolamento dichiarata per ciascun circuito del quadro.

Le verifiche inerenti la tenuta al corto circuito e dei limiti di sovratemperatura sono entrambe eseguibili con criteri sostitutivi delle prove di laboratorio, nella fattispecie sicuramente le più complesse e onerose fra quelle previste; basti pensare che dall’esito delle prove di corto circuito un certo numero di quadri, anche a fronte di test validi, possono presentare danneggiamenti che pur non pregiudizievoli dal punto di vista funzionale li rendono non commerciali.
La verifica di tenuta al corto circuito è volta all’accertamento che tutti i circuiti siano in grado di sopportare le sollecitazioni dinamiche e termiche.
Se condotta mediante le regole di progetto la verifica deve avvenire in accordo con la lista di controllo di cui alla tabella 13 della norma che contiene dieci domande a cui si deve rispondere affermativamente per avvalorare che non ci sono scostamenti significativi rispetto alla configurazione del quadro provato.
Se invece si ricorre a calcoli, il riferimento è costituito dalla norma Cei 17-52 - Metodo per la determinazione della tenuta al cortocircuito delle apparecchiature assiemate non di serie - che rimanda per il vero e proprio procedimento analitico alla norma Cei 11-26 (d’applicazione piuttosto complessa), nel presupposto, comunque, che esista una prova reale eseguita su un prototipo del quadro.

Le estrapolazioni sono ritenute valide solamente per valori di corrente minori di quelli utilizzati per la prova di laboratorio.
Il corto circuito di cui si parla è quello provocato esternamente al quadro e non quello dovuto all’arco interno i cui effetti sono, come noto, assai più devastanti nei confronti dell’ambiente e soprattutto delle persone (ustioni, lesioni causate da proiezione di materiali, danni all’udito, inalazione di gas tossici).
Non è richiesta la verifica al corto circuito per i quadri all’ingresso dei quali è installato un dispositivo limitatore (interruttore o fusibile) in grado di condizionare la corrente di corto circuito presunta a valori che non superino 10 kA efficaci (corrente di corto circuito condizionata, Icc) oppure 17 kA di corrente nominale ammissibile di picco (Ipk).

Nel diagramma di figura 4 è rappresentato il processo decisionale circa il criterio da adottare per la verifica della tenuta al corto circuito in alternativa all’esecuzione delle prove sul quadro, quando esista un sistema di riferimento (prototipo) realmente testato.
Dalla verifica dei limiti di surriscaldamento o verifica termica deve risultare che tutte le sovratemperature presenti nelle varie parti del quadro siano contenute entro i limiti previsti.
Anche per quest’ultima verifica sono ammessi, a determinate condizioni, i tre criteri sopra enunciati.
Nel caso di ricorso alle prove le sovratemperature misurate non devono essere superiori a quelle ammesse nella tabella 6 della norma.
Sovratemperature che sono riferite agli interruttori e contattori, ai materiali isolanti, ai terminali del quadro, agli organi di manovra e superfici esterne, eccetera.

Indicativamente una volta fatta circolare in ogni circuito del quadro la relativa corrente nominale (eventualmente tenendo conto del fattore di contemporaneità) la prova termina quando è raggiunto il regime termico e dopo avere rilevato e registrato, con adeguate apparecchiature (ad esempio termocoppie), i valori di temperatura e della potenza termica dissipata.
Qualora si proceda con il calcolo sono previste due distinte metodologie.
Entrambe prevedono la determinazione della sovratemperatura dell’aria all’interno dell’involucro e il conseguente confronto con i limiti ammessi dalla norma per ogni dispositivo/componente, appena elencato, installato nel quadro oggetto di verifica.
Se si tratta di un quadro con corrente nominale inferiore a 630 A e singola cella, il calcolo prevede il computo delle potenze dissipabili nell’assetto previsto dal progetto.

In tal senso si sommano le potenze dissipabili: dal ripartitore, dalla strumentazione, dai collegamenti, dalla morsettiera e dagli apparecchi, fornite dai relativi costruttori.
A questo punto si confronta la potenza dissipabile prevista dal progetto con quella fornita dal costruttore del quadro (involucro), desumibile dal catalogo commerciale, che è funzione delle sue caratteristiche dimensionali, del grado di protezione IP e del tipo d’installazione (a pavimento, a parete, da incasso, eccetera).
Potenza dissipabile nominale alla quale il costruttore fa corrispondere un determinato valore di sovratemperatura che s’instaura nella parte superiore del quadro. Sommando a questa la temperatura ambiente (in genere si assume ≤ 35 °C) si perviene alla temperatura assoluta del quadro, al fine di pervenire al confronto con la temperatura massima ammessa per i componenti utilizzati di cui alla richiamata tabella 6.
Come si può rilevare il procedimento descritto è piuttosto semplice, ma essendo suscettibile d’introdurre notevoli approssimazioni occorre mantenere, nei confronti con le massime temperature ammissibili per i componenti, margini piuttosto conservativi.

Finalizzata essenzialmente alla realizzazione della prova di sovratemperatura è la conoscenza del fattore di nominale contemporaneità (Rdf - Rated Diversity Factor), inteso come rapporto fra la somma delle correnti effettive circolante nei circuiti principali e la somma delle corrispondenti correnti nominali. Partendo, infatti, dal presupposto che ogni circuito deve portare singolarmente a tempo indeterminato la propria corrente nominale, ma che è probabilisticamente possibile che non tutti i circuiti siano contemporaneamente percorsi dalla loro corrente nominale, è utile considerare un fattore, inferiore all’unità, che applicato alle correnti nominali dei circuiti in uscita determini le massime correnti con le quali gli stessi possono essere caricati simultaneamente ed in modo continuativo.
La dichiarazione del costruttore del fattore di contemporaneità non è obbligatoria.
In assenza d’indicazioni il fattore di contemporaneità si considera pari a 1.
Riportando un certo valore di fattore di contemporaneità il costruttore stabilisce il regime termico permanente più gravoso per il quadro per il quale lo stesso è stato provato e quindi deve essere utilizzato.
Esso, in assenza di conoscenze precise dei carichi, può essere stimato in via convenzionale ricorrendo alla tabella 101 della norma che fornisce valori in funzione del numero dei circuiti principali (0,9 fino a tre, 0,8 da quattro a cinque, 0,7 da sei a nove e 0,6 a partire da dieci e oltre) in alternativa, rapportando la corrente nominale del dispositivo protezione posto in ingresso del quadro con la somma delle correnti nominali dei dispositivi a protezione dei circuiti di uscita.
In quest’ultimo caso si assegna il fattore di contemporaneità 1 al circuito d’entrata e il valore risultante dal suddetto rapporto ai circuiti in uscita.

Nell’Allegato E della norma sono riportati degli esempi di applicazione del Rdf.
Qualora la corrente nominale del quadro, a scomparto singolo o multiplo, non superi 1600 A si applica il metodo analitico previsto dalla norma Cei 17- 43 - Metodo per la determinazione delle sovratemperature, mediante estrapolazione, per le apparecchiature assiemate di protezione e di manovra per bassa tensione (quadri BT) non di serie (ANS) - a condizione che siano preliminarmente riscontrate tutte le condizioni fissate dall’art. 10.104.3.1 della norma.
Anche questo criterio consente di verificare i limiti di sovratemperatura confrontando la temperatura raggiunta dall’aria interna del quadro con quella limite dei componenti utilizzati.

In dettaglio si tratta di calcolare la superficie effettiva di raffreddamento dell’involucro (che tiene conto del tipo d’installazione), la sovratemperatura dell’aria interna a metà dell’altezza dell’involucro di raffreddamento e la sovratemperatura dell’aria interna nella parte superiore (punto di coordinate 1 e Δθ1).
I valori di Δθ dipendono dal numero dei diaframmi interni, dall’effettiva potenza dissipata e dalla presenza o meno di aperture.
La retta passante per i due punti aventi le predette coordinate fornisce, a meno della temperatura dell’ambiente, l’andamento della sovratemperatura in funzione dell’altezza dell’involucro.
Solitamente i dati del calcolo vengono riassunti, in forma ordinata, in un modulo ad hoc previsto dalla norma Cei 17-43.

Il metodo appena descritto è applicabile fino a correnti nominali non superiori a 3150 A e a condizione che esista un prototipo provato.
Diversamente si deve necessariamente procedere mediante le prove di laboratorio.
È pure possibile verificare il quadro sotto l’aspetto della sovratemperatura ricorrendo al così detto criterio delle regole di progetto (derivazione dei valori nominali per varianti similari - regole del paragrafo 10.10.3 della Norma) sempre nel presupposto che esista un prototipo provato.
In questo caso la verifica, ossia il confronto del quadro derivato con quello provato, riguarda:
la configurazione (unità funzionali dello stesso gruppo di quelle provate?, stesso involucro?, minori dimensioni?, minori segregazioni?; eccetera), il sistema di barre in relazione al tipo e alla sezione del materiale utilizzato, le unità funzionali che possono essere sostituite con altre di diversa serie a condizione che potenza dissipata e temperatura dei morsetti siano minori.


content gallery 1
content gallery 1
content gallery 1