Problematiche di polarizzazione

Pubblicato: 12 luglio 2013 Categoria: Guide e approfondimenti
Problematiche di polarizzazione

Polarizzare il led significa determinare tensione e corrente di funzionamento a regime.

 

Questa operazione è spesso sottovalutata, nonostante abbia influenza sulla durata e sulla stabilità di funzionamento del componente. Il modo migliore per effettuare una corretta polarizzazione è quello di riferirsi alla caratteristica corrente-tensione del bipolo, espressa da una curva di tipo esponenziale (figura 3).

 

Da questa si evince che non vi è passaggio di corrente diretta “ID” al di sotto di un valore di tensione (detto di soglia) V

Oltre Vs la corrente “ID” cresce invece molto rapidamente: poiché variazioni anche piccole di tensione causerebbero brusche variazioni di corrente, è necessario l’utilizzo di una resistenza limitatrice.

 

Il dimensionamento inizia fissando, sulla base di considerazioni illuminotecniche, un valore di intensità luminosa adatto all’assegnato compito visivo. Successivamente, mediante la caratteristica corrente-intensità luminosa del componente, viene determinata la corrente “ID” necessaria a produrre l’intensità desiderata.

 

È buona norma mantenere la corrente tra 12 e 15 mA aumentando, se necessario, il numero di led utilizzati per la produzione dell’intensità necessaria (vedasi oltre). Per la maggior parte dei led a luce bianca conviene scegliere una corrente di funzionamento che mantenga la caduta di tensione sulla giunzione prossima ai 3,4V o al valore specificato al costruttore.

 

In alcuni casi può essere necessario stabilizzare termicamente il led mediante appositi circuiti retroazionati, tenendo presente che l’intensità della radiazione emessa varia con la temperatura secondo una legge del tipo exp [k(T-Ta)] dove “k” dipende dal materiale impiegato ma è dell’ordine di 0,01/°C.

 

Ciò significa che quando la temperatura aumenta (o diminuisce) linearmente, l’intensità della radiazione emessa diminuisce (o aumenta) esponenzialmente. La riduzione del flusso luminoso è in ogni caso reversibile e non ha influenza sul “fisiologico” decadimento che si riscontra nel corso della vita del componente.

 

Fissato in ogni caso il punto di funzionamento sulla curva di polarizzazione si sceglie una tensione di alimentazione dc primaria superiore, almeno del 20%, alla tensione sul led (ad esempio, un punto di lavoro a 3,4V necessiterà di una VDC 4,5V). È quindi possibile dimensionare la resistenza limitatrice “RL”: nota la tensione di alimentazione VDC si ha, con riferimento alla figura 4: VDC = RL · ID + VD da cui si ricava:

 

Dividendo volt per ampere si ottiene un valore di resistenza in ohm; dividendo invece volt per milli ampere si ottiene un valore in kilo-ohm (1000 ohm).

Il valore così ottenuto dovrà essere approssimato al più vicino valore commerciale (utilizzando preferibilmente la progressione E24, o superiore, dello standard Iec63).

 

Il passo successivo è quello di verificare la potenza dissipata dal resistore moltiplicando il suo valore in ohm per la corrente “ID” che lo attraversa.

È a tal fine raccomandabile non superare il 60% della potenza nominale del resistore (resistori di potenza 0,25W o 0,5 W risultano generalmente sufficienti a stabilizzare singoli led). In caso di apparecchi destinati ad operare in condizioni ambientali estreme, occorre tenere presente che la potenza elettrica tollerata dal resistore è tanto più bassa del valore nominale quanto più alta è la temperatura ambiente (figura 5). 

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