Se si inserisce in parallelo al microamperometro una resistenza di opportuno valore (detta derivatore o shunt), parte della corrente da misurare fluirà in tale resistenza e lo strumento potrà indicarne solamente una frazione ad essa proporzionale (figura 1A). In base a tale principio è possibile misurare correnti ben più elevate del massimo consentito dallo strumento indicatore .
Ad esempio se si desidera ottenere una portata di 1 A con il microamperometro da 50 uA (si ricorda che la portata è quel valore della grandezza misurata che porta l’indice dello strumento a fondo scala) occorre far sì che quando I=1 A la corrente che attraversa lo strumento sia pari a 50 uA. Di conseguenza la corrente nella resistenza Rp di shunt dovrà essere 1-0,00005= =0,99995 A. Poiché è noto che la bobina mobile dello strumento ha una resistenza di 2500 Ohm, allora tra la resistenza Rp e quella dello strumento dovrà sussistere lo stesso rapporto che esiste tra le correnti di 50 uA e di 0,99995 A.
Ciò si traduce nello scrivere Rp/2500=0,00005/0,99995. Il valore di Rp che soddisfa tale relazione è facilmente ricavabile dalla stessa e vale: Rp=(0,00005x2500)/0,99995=0,125 Ohm. Ecco dunque che la corrente totale da misurare, qualunque sia il suo valore, giunta al nodo A si divide in maniera tale che il 99,995% di essa scorra attraverso la piccola resistenza Rp, mentre il rimanente 0,005% interesserà la bobina mobile dello strumento. Nell\'ipotesi fatta che quest\'ultima sia pari a 2500 Ohm e che Rp=0,125 Ohm, quando I=1 A lo strumento sarà interessato da una corrente di 50 uA ed andrà a fondo scala. Selezionando con un commutatore rotativo diversi valori di Rp (figura 1B) è allora possibile ottenere diversi valori di fondo scala (portate). In tal modo, a partire da una portata minima di 50 uA si arriva ad ottenere portate anche di molti A. I derivatori, dati i loro bassi valori, sono resistenze di precisione (un errore di qualche frazione di Ohm costituisce già una elevata percentuale del valore complessivo) che per lo più devono avere coefficiente di variazione termica molto piccolo per far sì che la precisione dello strumento si mantenga inalterata in un ampio range di temperature d\'utilizzo. Chiaramente, con il sistema indicato, la minima portata ottenibile è vincolata alla sensibilità dello strumento (50 uA nell\'esempio visto) la quale non può essere aumentata.
Tale problema si risolve mediante l\'utilizzo di amplificatori di misura (dispositivi attivi) che amplificano a basso rumore il livello da misurare permettendo allo strumento di rilevare valori altrimenti neppure apprezzabili. L\'adattamento della scala di lettura su più portate implica l\'applicazione di fattori moltiplicativi da parte dell\'operatore: in tal caso infatti il quadrante riporta diverse scale graduate e, per di più, una stessa scala può servire per letture di grandezze differenti e/o può venire utilizzata su portate differenti.
Tale problema risulta costantemente presente nei tester equipaggiati con strumento a bobina mobile il cui utilizzo richiede quindi un minimo di pratica. Esso viene risolto a favore di una più immediata lettura, mediante l\'utilizzo di display indicatori numerici.
A proposito di questi ultimi, è doveroso aprire una breve parentesi dato che la semplice osservazione di un tale strumento può trarre in inganno riguardo alle cifre veramente \"utili\" per la misura. La confusione esistente in tal senso, unitamente ad una terminologia all\'apparenza priva di significato, non contribuisce certo a migliorare la situazione. Si potrebbe ad esempio supporre che ogni strumento dotato di display a 4 cifre (digit) sia in grado di indicare tutti i valori compresi tra 0000 e 9999.
Tuttavia non sempre è così e molti strumenti possono fornire una lettura massima di 1999. Poiché la cifra più significativa può essere in tal caso solamente 0 oppure 1, tali strumenti sono detti in gergo \"a tre cifre e mezza\".