Lo stato dell\'arte

Pubblicato: 12 luglio 2013 Categoria: Guide e approfondimenti

Gli apparecchi di illuminazione equipaggiati con moduli led rientrano nel campo di applicazione delle direttive 73/23/Eec (Lvd) riguardanti i requisiti di sicurezza per le apparecchiature elettriche ed 89/336/Eec (Emc) riguardanti i requisiti di compatibilità elettromagnetica.

 

La presunzione di conformità a tali direttive deve essere accertata mediante l’applicazione di opportune norme di prodotto. Alle direttive citate vanno aggiunte le seguenti (di carattere generale):

 

  • Direttiva 85/374/Cee: riguardante le responsabilità per danno da prodotti difettosi;
  • Direttiva 2001/95/Ce (Gpsd): riguardante la sicurezza generale dei prodotti;
  • Legge Nr. 126 del 10 Aprile 1991: riguardante l’informazione ai consumatori.

 

Classificazione normativa

Le classificazioni effettuate sulle sorgenti di radiazioni hanno in generale lo scopo di identificare la pericolosità della radiazione (in termini di effetti fotochimici e fotobiologici da essa prodotti sull’uomo), fornendo nel contempo all’utente indicazioni circa il corretto utilizzo.

 

Per i diodi led è attualmente allo studio in sede Iec una classificazione appositamente concepita. Al presente occorre tuttavia riferirsi a quella contenuta nella norma En 60825- 1 (recepimento Cei 76-2) relativa alle sorgenti laser.

Questa fissava originariamente cinque classi di pericolosità denominate rispettivamente: Classe 1, 2, 3A, 3B e 4.

Negli apparecchi di illuminazione possono essere impiegati unicamente moduli led rientranti nella Classe 1, essendo questa quella comprendente le sorgenti la cui densità di potenza alla quale l’utilizzatore può essere esposto non assume mai valori pericolosi nelle ordinarie condizioni di utilizzo.

La sorgente potrà dunque essere ritenuta intrinsecamente sicura ed utilizzata senza alcuna limitazione.

 

La sicurezza è stabilita sulla base di alcune grandezze fisiche quali: il limite di emissione accessibile (Ael), l’esposizione massima permessa (Mpe), le dimensioni apparenti della sorgente e la distanza minima di osservazione che preserva da rischi oculari (detta “distanza nominale per il rischio oculare” ed indicata come Nodh).

 

È necessario dunque che il produttore effettui sul led una serie di misure atte ad accertare la sua appartenenza, o meno, alla Classe 1. Quando ciò non accade il dispositivo dovrà rientrare nella nuova Classe 1M, introdotta per comprendere quelle sorgenti che continuano ad essere sicure purché osservate senza alcun dispositivo di amplificazione ottica (es. alcuni occhiali da vista).

 

Appare evidente come ciò implichi un’opportuna etichettatura ed apposite avvertenze nel manuale d’uso (che dovrà anche contenere informazioni quali ad esempio, la minima distanza di osservazione).

È responsabilità di chi immette sul mercato l’apparecchio di illuminazione accertare la classe di appartenenza delle sorgenti led impiegate, fornendo nel contempo all’utilizzatore le giuste informazioni per il corretto utilizzo.

Il costruttore di apparecchi illuminanti che non sia produttore dei led ivi impiegati né sia attrezzato per effettuare le necessarie misure atte ad accertarne la classe di appartenenza (caso questo molto comune), effettuerà una oculata scelta delle sorgenti unicamente sulla base dei dati tecnici forniti dal loro produttore.

Tali dati diverranno parte integrante del fascicolo tecnico dell’apparecchio, sul quale il costruttore stesso baserà la “propria” dichiarazione di conformità.

 

 

Riferimenti

  • Agilent Technologies - Application Note I-012 [5963-7544E]
  • Assil, Anie - Utilizzo dei moduli Led per illuminazione generale
  • Bonomo M. - Teoria e tecnica dell’illuminazione d’interni. Clup
  • Carrescia V. - Fondamenti di sicurezza elettrica. Hoepli
  • Rayer A. - Light measurement handbook.
    International Light
    www.superbrightleds.com

    www.theledlight.com

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