Cominciamo a distinguere tra le due tipologie principali di manutenzione, vale a dire tra la manutenzione ordinaria e quella straordinaria.
Per manutenzione ordinaria si intendono quegli interventi che hanno lo scopo di contenere il normale degrado conseguente all’uso e che non apportano modifiche alla struttura dell’impianto, ad esempio la sostituzione di lampade; per manutenzione straordinaria si intendono quegli interventi che non modifichino in modo sostanziale le sue prestazioni e siano destinati a riportare l’impianto in condizioni ordinarie di esercizio, richiedano l’impiego di strumenti o di attrezzi particolari, di uso non corrente, che non implichino trasformazione o ampliamento e che non ricadano nella fattispecie di manutenzione ordinaria; un esempio è rappresentato dall’aggiunta o spostamento di prese a spina o dalla sostituzione di un componente che altera il valore di parametri elettrici come la corrente e costringe quindi a ritarare i dispositivi di protezione.
La differenza tra i due tipi di manutenzione è importante perché per quella ordinaria, anche dovendo ricorrere comunque a personale tecnicamente qualificato, non occorre abilitazione ai sensi della 46/90 e non ricorre l’obbligo di rilasciare la dichiarazione di conformità; invece per quella straordinaria si deve ricorrere ad imprese installatrici abilitate ai sensi della 46/90 o ad un tecnico interno in possesso dei requisiti tecnico professionali previsti dall’art. 3 della stessa legge e ricorre, inoltre, l’obbligo di rilasciare la dichiarazione di conformità.
La norma Uni 10147 distingue poi diverse modalità d’interventi manutentivi tra le quali riportiamo le più comuni:
• su guasto, in conseguenza di un malfunzionamento per ripristinare la corretta funzionalità dell’apparato;
• preventiva, a scadenze predeterminate, per ridurre le probabilità che si manifestino guasti;
• migliorativa, per apportare piccole modifiche utili al buon funzionamento dell’impianto.
La manutenzione elettrica è quella che implica un rischio elettrico; essa si configura quindi come un lavoro elettrico, tenendo presente che la norma Cei 11-27 definisce lavoro elettrico quello su impianti elettrici con accesso alle parti attive e conseguente rischio di folgorazione o arco elettrico.
Se si considera che la 64-8 definisce parte attiva il conduttore o parte conduttrice in tensione nel servizio ordinario, compreso il conduttore di neutro, ma escluso il conduttore Pen, ci si rende conto che sono ben pochi i casi in cui la manutenzione non è da considerarsi lavoro elettrico e quindi non comporta rischi per la sicurezza delle persone; in questi casi non si parla però di manutenzione elettrica, ma di semplice manutenzione.
Perciò la norma Cei 11-27 indica con meticolosità le diverse situazioni di lavoro e ne prescrive le modalità della messa in sicurezza per evitare il rischio elettrico.
La norma definisce a tal fine:
• lavoro fuori tensione, il lavoro elettrico in cui le parti attive a cui si accede sono messe preliminarmente fuori tensione e in sicurezza;
• lavoro in tensione, il lavoro elettrico in cui le parti attive a cui si accede sono in tensione;
• zona di guardia (figura 1), spazio costituito dall’insieme dei punti aventi una distanza dalle parti attive nude in tensione minore o uguale alla distanza di guardia, DL, che definisce il limite estremo della zona di lavoro sotto tensione, dalla parte attiva, pari a 15 cm in bassa tensione e variabile con il valore di tensione in alta tensione, secondo la tabella di tabella 1;
• lavoro a contatto, lavoro in tensione, nel corso del quale l’operatore, opportunamente protetto, può entrare nella zona di guardia con parti del proprio corpo;
• lavoro a distanza, lavoro in tensione nel corso del quale l’operatore non entra con parti del proprio corpo nella zona di guardia;
• zona prossima (figura 1), è la zona che si estende fino alla distanza DV, limite esterno della zona prossima, pari a 65 cm in bassa tensione e variabile con il valore di tensione in alta tensione;
• zona di lavoro, spazio entro il quale possono muoversi le persone e gli oggetti mobili non isolati collegati ad esse durante l’esecuzione di un lavoro senza che essi possano penetrare, anche accidentalmente, in zona di guardia.
Ricordiamo che il rischio elettrico è originato dalla probabilità di contatto diretto con parti normalmente in tensione, contatto indiretto con parti accidentalmente in tensione e da azione indiretta in conseguenza di un arco elettrico.
Per le attività su impianti fuori tensione, il rischio è originato dall’errore di manovra o dalla mancata individuazione di altri punti di possibile alimentazione.
Per le attività su impianti in tensione, il rischio elettrico può determinarsi a causa dell’arco elettrico generato dall’interposizione accidentale di attrezzi tra parti vicine in tensione, oppure per mancato uso o inadeguatezza dei mezzi protettivi, per inosservanza degli spazi di sicurezza o ancora perché un guasto mette sotto tensione masse metalliche.
Per quanto detto, la manutenzione elettrica va eseguita da personale Pes o Pav e non da personale Pec.
Chiariamo queste sigle.
Pes, persona esperta, è un operatore che ha conoscenze dell’infortunistica elettrica in generale e approfondite almeno per una tipologia di lavoro; egli sa organizzare ed eseguire in piena autonomia quest’ultima, sa affrontarne imprevisti, sa coordinare altri lavoratori e sa istruire una Pav; questa, dall’acronimo, è una persona avvertita, e conosce l’infortunistica elettrica per una tipologia di lavoro; è in grado di comprendere le istruzioni di una Pes per l’organizzazione di un lavoro e sa prevederne eventuali imprevisti; la Pav si differenzia dalla Pes per la minore autonomia nell’impostazione del lavoro.
Si definisce invece Pec la persona comune, non esperta né avvertita, che solo in particolari condizioni può eseguire lavori elettrici, ad esempio una misura sotto la sorveglianza di una Pes o di una Pav o la sostituzione di una lampada sotto tensione se protetta contro i contatti diretti.
La Pes deve conoscere l’impiantistica elettrica e la normativa di sicurezza, conoscenza maturata con l’esperienza lavorativa e deve risultare affidabile sul lavoro.
La qualifica di Pes e Pav è attribuita dal datore di lavoro che deve indicare anche la tipologia di lavoro per cui è riconosciuta.
Per eseguire lavori sotto tensione fino a 1000 V in c.a. o in c.c. non basta essere Pes o Pav, ma occorre una idoneità conseguita con la frequenza a corsi formativi teorici e pratici, svolti dalle aziende o da organismi esterni.
L’idoneità può essere, nel tempo, confermata o revocata dal datore di lavoro.
Un intervento di manutenzione elettrica può essere effettuato fuori tensione o in tensione.