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La Norma UNI 10819 a difesa della volta celeste

Pubblicato: 7 ottobre 2003 Categoria: Notizie tecnico normative

La Norma UNI 10819 prescrive i requisiti degli impianti di illuminazione esterna

La Norma UNI 10819 a difesa della volta celeste
La norma UNI 10819 prescrive i requisiti degli impianti di illuminazione esterna, per la limitazione della dispersione verso l’alto del flusso luminoso proveniente da sorgenti di luce artificiale. La norma è del marzo 1999 e si applica solo agli impianti di nuova realizzazione.
In pratica la norma tratta delle problematiche del cosiddetto “inquinamento luminoso” , vale a dire della dispersione verso il cielo della luce artificiale che impedisce spesso e volentieri la visione della volta celeste e l’osservazione astronomica.
Questa norma costituisce un importante strumento tecnico di riferimento per eventuali Piani Regolatori dell’Illuminazione Comunale (PRIC) previsti da ormai diverse leggi regionali (valga per tutte la famosa legge n. 17/2000 della Regione Lombardia).
La UNI 10819 non si applica agli impianti di gallerie e di sottopassi, alla segnaletica luminosa di sicurezza ed alle insegne pubblicitarie dotate di illuminazione propria.
Gli impianti di illuminazione vengono classificati in base a requisiti di sicurezza necessaria, in cinque categorie:
  • Tipo A: Impianti dove la sicurezza è a carattere prioritario, per esempio illuminazione pubblica di strade, aree a verde pubblico, aree a rischio, grandi aree
  • Tipo B :Impianti sportivi, impianti di centri commerciali e ricreativi, impianti di giardini e parchi privati
  • Tipo C: Impianti di interesse ambientale e monumentale
  • Tipo D: Impianti pubblicitari realizzati con apparecchi di illuminazione
  • Tipo E: Impianti a carattere temporaneo ed ornamentale, come ad esempio le luminarie natalizie

Per gli impianti di tipo B,C,D,E è possibile prevedere un’ intervallo di tempo notturno durante il quale l’impianto viene spento o parzializzato.
A loro volta, in base alla esigenza di limitare la dispersione di flusso luminoso verso il cielo, vengono definite tre superfici territoriali:

  • Zona 1: Zona altamente protetta ad illuminazione limitata, come ad esempio attorno ad un osservatorio astronomico di rilevanza internazionale, per un raggio di 5 km attorno;
  • Zona 2: Zona protetta intorno alla zona 1 o intorno ad un osservatorio di interesse nazionale, per un raggio di 5 km, 10 km, 15 km o 25 km attorno, in funzione dell’importanza dell’osservatorio;
  • Zona 3: Tutto il territorio non classificato nelle zone 1 e 2

Prima di proseguire con l’analisi della norma dobbiamo fornire una definizione partendo da lontano.
Prendiamo un apparecchio di illuminazione, tagliamolo con un piano orizzontale passante per il suo centro fotometrico: tutto il flusso luminoso che viene emesso al di sopra di questo piano è flusso che viene disperso verso l’alto e viene definito “flusso luminoso superiore di progetto”.

Se facciamo il rapporto tra la somma di tutti i flussi superiori e la somma di tutti i flussi totali emessi da n apparecchi di illuminazione otteniamo un indice della dispersione verso l’alto del flusso luminoso: espresso in percentuale questo indice si indica con Rn e si chiama “rapporto medio di emissione superiore”.
Per quanto riguarda la limitazione della dispersione verso l’alto del flusso luminoso da luce artificiale, i progetti di nuovi impianti di illuminazione pubblica e privata devono rispettare determinati valori massimi di Rn che non devono complessivamente essere superati sull’intero territorio comunale.

La norma distingue due casi. Il primo è quello in cui la tipologia degli apparecchi di illuminazione è definita dal Piano Regolatore dell’Illuminazione Comunale (PRIC). In questo caso i valori massimi di sono quelli definiti in tabella 1.

Tipo di impianto
Rn max
Zona 1
Zona 2
Zona 3
A, B, C, D
1%
5%
10%
E
Non ammessi
Ammessi solo se soggetti ad orario regolamentato
Ammessi

Tabella 1: Valori massimi di Rn in presenza del PRIC

Nel caso invece in cui il PRIC non esista, i valori massimi di Rn sono quelli definiti in tabella 2.

Tipo di impianto
Rn max
Zona 1
Zona 2
Zona 3
A stradale (ipotesi 65% degli impianti di illuminazione comunale)
1%
3%
3%
A non stradale B, C, D (ipotesi 35% degli impianti di illuminazione comunale)
1%
9%
23%

Tabella 2: Valori massimi di Rn in assenza del PRIC

Esistono alcuni casi particolari di impianti per i quali non si può prendere come indice di dispersione luminosa verso l’alto il flusso emesso nell’emisfero superiore dell’apparecchio di illuminazione.
Questo perché a volte l’illuminazione deve andare proprio dal basso verso l’alto, come nel caso di monumenti o edifici storici. In questi casi (e anche quando la potenza nominale dell’impianto non supera i 5 kW) si ritengono rispettate le disposizioni normative se l’impianto presenta valori di intensità luminosa oltre il contorno dell’opera, non superiori a quelli indicati in tabella 3. Questi impianti non vengono considerati nel calcolo di Rn.

Tipo di impianto
Intensità massima nell'emisfero superiore (cd/klm)
Zona 1
Zona 2
Zona 3
A
5
15
30
B
5
30
80
C
5
100
200
D
5
100
200
E
Non ammessi
Ammessi solo se soggetti ad orario regolamentato
Ammessi

Tabella 3: valori dell'intensità luminosa massima nell'emisfero superiore

Il progetto illuminotecnico esecutivo deve contenere:

  • La classificazione dell’area su cui è previsto l’impianto di illuminazione (se l’impianto si estende per più zone si considerano i limiti più restrittivi);
  • Il valore di Rn previsto per quell’impianto di illuminazione;
  • La geometria dell’impianto di illuminazione e le tolleranze di montaggio degli apparecchi di illuminazione.

Una volta realizzato l’impianto, occorre verificare che le prescrizioni del progetto esecutivo siano state rispettate, in modo da rientrare nei parametri previsti dalla norma. La verifica va applicata a tutti gli aspetti del progetto.
A completamento dell’articolo forniamo sinteticamente alcune indicazioni su quali sono gli aspetti fondamentali che deve possedere un PRIC:

  1. Un censimento preciso degli impianti di illuminazione esterna comprendente i dati di tutti gli apparecchi di illuminazione, del tipo di illuminazione, del valore di illuminamento medio, dell’anzianità degli impianti, della conformità alle normative, etc. in modo da scattare una istantanea sulle condizioni generali dell’illuminazione esterna comunale;
  2. Una volta accertata la situazione si tratta di indicare degli obiettivi che il Comune deve porsi con il piano regolatore: illuminare strade ed aree non ancora illuminate, riduzione dei crimini, contenimento dei consumi, tutela dell’ambiente naturale, etc.
  3. Vengono individuate delle aree all’interno del territorio comunale nelle quali realizzare delle tipologie di illuminazione omogenee (es: centro storico, parcheggi, parchi, zone artigianali, strade, etc.) con delle indicazioni generali di progetto illuminotecnica per ciascuna area (luminanza, illuminamento, tonalità e resa dei colori, consumi, distribuzione della luce, etc.)