Interfacce per sensori e attuatori

Pubblicato: 24 novembre 2012 Categoria: Guide e approfondimenti
Interfacce per sensori e attuatori
I moderni sistemi di installazione sono studiati per consentire un risparmio di materiale, denaro, tempo, spazio e peso. Le interfacce per sensori e attuatori sono prodotti adatti per soddisfare queste esigenze.
Sono disponibili a scelta con quattro, sei o otto collegamenti in diverse varianti, con quattro o cinque poli per ciascuna versione M12 e con tre o quattro poli nella versione M8.
Vengono integrate con montaggio diretto nella macchina o nell’impianto. Sono piatte e robuste e sono realizzate con una custodia in materiale plastico o di metallo per applicazioni speciali dove è richiesta un’elevata resistenza contro agenti chimici e meccanici, in ogni caso hanno un elevato grado di protezione che può arrivare fino a IP68.
Queste interfacce raccolgono i segnali dai sensori (per esempio, interruttori magnetici) e dagli attuatori (per esempio, elettrovalvole) sul campo. I costi di installazione e manutenzione risultano ridotti grazie all’impiego di cavi precablati e di connettori circolari M8 o M12 comunemente in commercio.

Sull’altro lato dell’interfaccia, un cavo principale fornisce il collegamento con il sistema di comando (per esempio, un PLC). Il cavo può essere lungo sino a una decina di metri e, nel caso di segnali analogici, può essere schermato.
A seconda dei tipi, il cavo principale può essere fisso oppure collegato a morsetti a vite o a molla autobloccante; con questa versione, le operazioni di manutenzione sono agevolate e i costi sono ridotti notevolmente poiché, in caso di un cavo difettoso, è sufficiente sostituire il morsetto con la calotta e l’interfaccia completa.
Un ulteriore vantaggio è dato dalla presenza di etichette identificative per ogni uscita, che rendono facile l’individuazione dei segnali durante le operazioni di manutenzione e la ricerca degli errori. Le etichette possono essere ordinate separatamente e siglate in modo automatico mediante l’uso di un plotter.
Queste interfacce vengono proposte con quattro, sei o otto canali, con quattro o cinque poli e possono essere dotate di diodi LED di indicazione di stato dell’uscita, che aiutano a ridurre i tempi di fermo macchina in caso di guasto.
Hanno una temperatura di utilizzo che varia da -20 a +90 °C e una corrente massima di 2 A per ogni contatto.

Le interfacce descritte precedentemente vengono definite passive in quanto i sensori e gli attuatori sono collegati all’unità di controllo che, in genere, è un PLC.
Per semplificare ulteriormente il cablaggio, possono venire utilizzate le interfacce attive con un grado di protezione fino a IP68 con diverse soluzioni.
Le interfacce passive standard vengono integrate da un modulo elettronico attivo; tali moduli sono disponibili per i bus di campo più diffusi (i bus di campo verranno trattati successivamente): Profibus-DP, CanOpen, DeviceNet, InterBus-s e AS-i.
Il vantaggio di questo sistema modulare è dato dal premontaggio del modulo passivo. La decisione del tipo di modulo attivo da utilizzare può poi essere presa indipendentemente dal modulo passivo già cablato.
Il tipo di bus di campo può successivamente subire delle modifiche senza influenzare il cablaggio del campo.

Una volta assemblate e codificate le due unità (v. fig. 39a), è impossibile effettuare degli inserimenti errati durante le operazioni di sostituzione o manutenzione.
Sono disponibili anche moduli elettronici attivi che prevedono, al posto dei connettori circolari per il bus e la tensione di alimentazione, l’uso di pressacavi con i quali è possibile concatenare sia la tensione di alimentazione sia i segnali del bus di campo da modulo a modulo; in questo caso, è opportuno fare attenzione alla corrente massima accettata dal sistema.

Allegati scaricabili
Guida all\'uso delle elettrovalvole negli impianti

Argomenti correlati
Prima parte della guida

content gallery 1
content gallery 1
content gallery 1
content gallery 1
content gallery 1
content gallery 1