Il Consiglio di Stato ritiene le antenne "opere private di pubblica utilità"
I Comuni italiani possono espropriare i terreni che servono alle installazioni per la telefonia mobile, pagandoli pero' al valore di mercato. Lo afferma il Consiglio di Stato, che ha modificato una sentenza del Tar dell'Emilia Romagna che dava ragione al proprietario del terreno.
Nel Febbraio scorso, il Tar dell'Emilia aveva negato al Comune di Salsomaggiore Terme (Parma) la possibilita' di espropriare alcuni terreni da concedere ai Gestori di telefonia mobile per installare antenne.
Il proprietario dei terreni si era infatti opposto all'esproprio e si era rivolto alla sezione di Parma del Tar, che aveva dato torto al Comune poiche' "i poteri amministrativi di un comune sono solo di tipo autorizzatorio".
La sentenza n.4847/2003 del Consiglio di Stato ribalta pero' quella del Tar emiliano, le antenne non sono un'opera pubblica e neanche privata, ma sono da qualificare come opere private di pubblica utilita'.
Al Comune va, quindi, riconosciuto "un potere espropriativo per la realizzazione di siti da destinare ad impianti di telefonia mobile".
Il Comune potra' espropriare il terreno riconoscendo, pero', al proprietario, il prezzo di mercato.