Coordinamento con i dispositivi di protezione dell’impianto fisso

Pubblicato: 31 luglio 2012 Categoria: Guide e approfondimenti
Coordinamento con i dispositivi di protezione dell’impianto fisso
Gli interruttori differenziali mobili offrono una protezione addizionale contro i contatti diretti ed indiretti e non possono quindi sostituire la protezione richiesta dalla Norma agli interruttori fissi. Essendo “puri”, mancando cioè degli sganciatori di sovracorrente, devono essere protetti dal cortocircuito dagli interruttori magnetotermici o dai fusibili installati nell’impianto fisso.
Il potere di chiusura e di interruzione differenziale nominale ( ) e il potere di chiusura e di interruzione nominale (Im) sono provati con una corrente che deve essere almeno pari a 250 A.

La prova di interruzione viene eseguita per intervento differenziale con tempi di intervento non superiori a 40 ms. Sulla base di queste considerazioni si può concludere che il coordinamento con i dispositivi magnetotermici fissi può essere assicurato per correnti fino a 250 A, interrotte in tempi non superiori a 40 ms, da un interruttore automatico magnetotermico di tipo B o C avente corrente nominale non superiore a 16 A (a queste condizioni il coordinamento sui circuiti terminali è quasi sempre possibile salvo alcuni casi di estrema vicinanza alle cabine). Per correnti condizionali di corto non superiori a 1500 A è possibile anche operare il coordinamento sulla base delle indicazioni fornite dal costruttore che deve indicare il dispositivo fisso da installare a monte a protezione dell’interruttore differenziale mobile. Per quanto concerne la protezione contro il sovraccarico è sufficiente che la corrente nominale dell’interruttore differenziale mobile non sia superiore a quella del dispositivo di protezione magnetotermico fisso (fig. 5).


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Interruttori differenziali per uso mobile