Scarica elettrica e prescrizione del reato

Scarica elettrica e prescrizione del reato

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE  SEZIONE QUARTA PENALE  Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:  Dott. RIZZO Aldo Sebastiano - Presidente - Dott. LICARI Carlo - Consigliere - Dott. MASSAFRA Umberto - Consigliere - Dott. BLAIOTTA Rocco Marco - Consigliere - Dott. PICCIALLI Luigi - Consigliere - ha pronunciato la seguente:  sentenza  sul ricorso proposto da: 1) F.C., N. IL (OMISSIS); 2) M.G.E., N. IL (OMISSIS); 3) G.A., N. IL (OMISSIS); avverso SENTENZA del 27/03/2004 CORTE APPELLO di FIRENZE; visti gli atti, la sentenza ed il ricorso; udita in PUBBLICA UDIENZA la relazione fatta dal Consigliere Dott. LICARI CARLO; Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. GALASSO Aurelio, che ha concluso per l'annullamento senza rinvio per essere il resto estinto per prescrizione, con conferma delle statuizioni civili.  Fatto Diritto  La  Telecom  s.p.a.  ha  affidato  alla  s.p.a.  CET,  in  attuazione  di  contratto  di  appalto intercorrente  tra  le  due  società,  lavori  di  tesatura  di  nuovi  cavi  telefonici  aerei  nella provincia di Grosseto e la CET s.p.a. ha di fatto sub - appaltato a TMB s.r.l. la complessiva esecuzione  di  tali  lavori  nello  svolgimento  dei  quali,  a  cura  di  dipendenti  di  quest'ultima società, si è verificato l'infortunio mortale per cui è processo.L'infortunio  ha  riguardato  l'operaio  della  ditta  TMB,  O.  M.,  ed  è  avvenuto  in  data (OMISSIS), mentre questi era impegnato nei lavori di tesatura del cavo telefonico ad una distanza ravvicinata (circa 17 cm.) rispetto al conduttore elettrico aereo Enel di 15.000 volt, allorché il contatto tra il cavo telefonico con quello della linea elettrica dette luogo ad una potente scarica elettrica, per effetto della quale l'O. rimase folgorato.Per  tale  evento  mortale,  inquadrato  giuridicamente  nel  contestato  reato  di  omicidio colposo  aggravato  dalla  violazione  delle  disposizioni  antinfortunistiche  di  settore,  sono stati tratti a giudizio - tra gli altri, che qui non interessa menzionare - G. A., nella qualità di responsabile dell'unità operativa che la s.p.a. CET aveva in provincia di Grosseto, nonchéF.C.  e  M.G.E.,  nelle  rispettive  qualità  di  legale  rappresentante  e  di  responsabile  del servizio di prevenzione infortuni della ditta sub-appaltatrice TMB. Con  sentenza  del  23/9/2002, il  Tribunale  di  Grosseto,  Sez.  distaccata  di  Orbetello,  ha condannato il F. ed il M. alla pena ritenuta di giustizia, nonché al risarcimento in solido tra loro  dei  danni  in  favore  delle  parti  civili  costituite,  mentre  ha  assolto  il  G.  dal  reato ascrittogli con la formula "per non aver commesso il fatto".In  accoglimento  del  gravame  proposto  dal  Procuratore  della  Repubblica  presso  il Tribunale  di  Grosseto e  dagli  imputati  dichiarati  colpevoli,  la  Corte  di  Appello di  Firenze, con  sentenza  del  27/3/2004,  ha  riformato  parzialmente  quella  resa  in  primo  grado,  nel senso che ha affermato la penale responsabilità del G., condannandolo alla pena di mesi 

sei  di  reclusione,  ritenuta  la prevalenza  delle  attenuanti  generiche  rispetto all'aggravante contestata; ha ridotto alla stessa pena quella più severa inflitta in primo grado al F. ed al M.,  previo  riconoscimento  anche  ai  predetti  del  giudizio  di  prevalenza  tra  attenuanti  già concesse ed aggravante; ha dichiarato il G. tenuto, in solido, al risarcimento dei danni in favore  delle  medesime  parti;  ha  dichiarato  estinte  per  prescrizione  le  contravvenzioni  ai predetti  imputati  rispettivamente  ascritte;  ha,  nel  resto,  confermato  la  sentenza  di  primo grado.Avverso tale decisione il F., il M. ed il G. propongono ora, per mezzo del difensore, ricorso per cassazione.Il ricorso comune del F. e del M. contiene la deduzione di vari vizi di legge, sia per avere i giudici di appello disatteso la tesi difensiva secondo la quale ricorre nullità assoluta di tutti gli  atti  processuali  e non  quella  parziale,  riconosciuta  per  l'indebita  anticipazione,  non comunicata  al  difensore  di  fiducia,  dell'udienza  dell'11/4/2001,  per  effetto  della  quale  è stata dichiarata la nullità solo dell'esame del consulente tecnico C. e del teste F.; sia per essere  stata  in  primo  grado  spostata  la  sede  dell'udienza  del  23/9/2002,  senza  darne preventiva comunicazione agli imputati contumaci.Tutti  i  ricorrenti,  inoltre,  deducono  vizio  di  legge  e  difetto  di  motivazione,  in  relazione  al riconoscimento della loro qualità di titolari di una posizione di garanzia ai fini della tutela della  sicurezza  nell'ambiente  di  lavoro  e  dei  lavoratori  dipendenti,  sostenendo  con argomenti diversamente articolati, l'estraneità al fatto, loro rispettivamente contestato. E' pacifica l'intervenuta prescrizione del reato, maturata in data 9/1/2006, tenuto conto che il termine prescrizionale massimo applicabile nel caso di specie è quello di anni 7 e mesi 6, decorrente dalla data del commesso reato ((OMISSIS)). Orbene, in assenza di cause di inammissibilità dei ricorsi proposti dai tre nominati imputati, si impone l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per effetto dell'intervenuta prescrizione  del  reato,  non  essendo  in  questa  sede  di  legittimità  rilevabile,  in  presenza della predetta causa di estinzione del reato, la sussistenza di alcuna delle dedotte nullità.Ciò,  in  quanto  l'inevitabile  rinvio  del  processo  all'esame  del  giudice  di  merito,  dopo l'ipotetica pronuncia di annullamento della sentenza impugnata, sarebbe incompatibile con l'obbligo  di  immediata  declaratoria  di  proscioglimento  stabilito  dall'art.  129  c.p.p.,  tenuto conto  che,  nel  caso  in  esame,  la  dichiarazione  di  estinzione  del  reato  non  presuppone accertamenti o valutazioni riservati al giudice di merito e che non è "ictu oculi" rilevabile, ad  una  mera  attività  ricognitiva,  l'assoluta  assenza  della  prova  di  colpevolezza  o,  se  si vuole, la prova positiva dell'innocenza dei nominati imputati. E'  principio  giuridico  incontroverso,  infatti,  quello  secondo  cui,  in  presenza  della  causa estintiva della prescrizione del reato, l'obbligo del giudice di immediata declaratoria ex art. 129  c.p.p..postula  che  gli  elementi  idonei  ad  escludere  l'esistenza  del  fatto,  la  rilevanza penale  di  esso  e  la  non  commissione  del  medesimo,  da  parte  dell'imputato,  emergano dagli atti in modo assolutamente non contestabile, sicché la valutazione che deve essere compiuta  appartiene  più  al  concetto  di  constatazione,  che  a  quello  di  apprezzamento.Va  soggiunto,  per  completezza  di  esposizione,  che  il  principio  dell'immediatezza  della declaratoria  di  estinzione  del  reato  per  prescrizione,  anche  se  in  apparenza  può 

configgere con l'interesse dell'imputato ad una più ampia possibilità di vedere proseguire l'attività  processuale  in  vista  di  un  auspicato proscioglimento  con  formula  liberatoria  di merito,  in  realtà  non  mortifica  tale  interesse  (che  può  trovare  sempre  la  sua  massima espansione, attraverso la rinuncia alla prescrizione, secondo la sentenza costituzionale n. 275/90)  e  lo  contempera,  alla  luce della  normativa  vigente,  con  l'aspetto,  non  meno rilevante, dell'exitus del processo quale obiettivo da perseguire, la cui importanza non può certamente  sottovalutarsi,  posto  che  la  disciplina  d'impulso  alla  sollecita  definizione  del processo  tutela  un  fondamentale  interesse  di  carattere  costituzionale  (art.  111  Cost., comma  2:  ragionevole  durata  del  processo),  che  non  può  essere  considerato aprioristicamente  di  rango  inferiore  ad  altri  interessi  pur  apprezzabili  e,  in  ogni  caso, sempre tutelabili. Il  principio  dell'immediata  operatività  della  causa estintiva  e,  quindi,  della priorità  di  essa anche rispetto alle questioni di nullità di ordine generale, è frutto di una scelta legislativa che  trova  la  sua  ratio  nell'intento  di  evitare  la  prosecuzione  infruttuosa  di  un  giudizio  e nella  finalità  di  assicurare  la  pronta  definizione  dello  stesso,  evitando  così  esasperati, dispendiosi ed inutili formalismi. Tale  principio,  secondo  quanto  già  affermato  da  questa  Corte,  fa  salvo  sia  il  limite dell'evidente innocenza dell'imputato (art. 129 cpv. c.p.p.), sia il caso in cui la sentenza di merito ipoteticamente affetta da nullità abbia deciso non solo in ordine al reato per cui è intervenuta la prescrizione, ma anche in ordine al risarcimento dei danni da esso cagionati o  alle  restituzioni,  giacché in  tal  caso  la  nullità,  ove  sussistente,  deve  essere  comunque rilevata e dichiarata in sede di legittimità, in quanto si riflette sulla validità delle statuizioni civili. Posto che, nella fattispecie, le nullità denunciate con i ricorsi non appaiono sussistere (le argomentazioni spese al riguardo dai giudici di secondo grado sono corrette e persuasive e, quindi, è condivisibile il loro convincimento che la nullità conseguente all'anticipazione dell'udienza abbia avuto effetti solo nei confronti degli atti compiuti senza l'intervento del difensore  di  fiducia,  e  che,  di  contro,  non  ricorra  l'eccepita  nullità  conseguente  allo spostamento  della  sede  per  l'udienza  finale  di  primo  grado,  in  quanto  il  rinvio  in prosecuzione del processo ad altra udienza non comporta l'obbligo di notificare il relativo avviso all'imputato contumace, essendo egli rappresentato in giudizio dal suo difensore), deve  pervenirsi,  in  linea  con  tale  orientamento,  alla  conclusione  che,  in  presenza  di censure, come quelle proposte dagli odierni ricorrenti, sul giudizio di responsabilità penale infondate  in  diritto  e  talora  contenenti  valutazioni  in  fatto,  contrapposte  a  quelle  fatte persuasivamente dai giudici di merito, le statuizioni civili contenute nelle sentenze di primo e secondo grado meritano di essere, in questa sede, confermate in ossequio alla norma di cui all'art. 578 c.p.p.. P.Q.M. Annulla  senza  rinvio  la  sentenza  impugnata  per  essere  il  reato  estinto  per  prescrizione. Conferma le statuizioni civili. Così deciso in Roma, nella Pubblica Udienza, il 18 febbraio 

2009.Depositato in Cancelleria il 1 aprile 2009 

Pubblicato: 13 febbraio 2014 Categoria: Manuali tecnici