Guida al comando di emergenza negli impianti (prima parte)

Guida al comando di emergenza negli impianti (prima parte)

    Guida al comando di emergenza negli impianti (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  1 Guida al comando di emergenza negli impianti  (prima parte)     di Gianfranco Ceresini       L’emergenza (elettrica) è un evento che può verificarsi sia negli impianti che sulle macchine.  La nostra trattazione si limita ad esaminare la problematica relativa agli impianti, riservandoci di dedicare una analoga trattazione ai sistemi di arresto per emergenza delle macchine.      1.  Premessa       L’emergenza (elettrica) è un evento che può verificarsi sia negli impianti che sulle macchine.  La nostra trattazione si limita ad esaminare la problematica relativa agli impianti (trattata nella norma CEI 64-8), riservandoci di dedicare una analoga trattazione ai sistemi di arresto per emergenza delle macchine (che viene trattata in numerose norme e direttive, CEI EN 60204-1, UNI EN 418, Direttiva 98/37/CE, tanto per citarne alcune).  Il termine comando di emergenza può essere usato per indicare sia una    •  Interruzione di emergenza: operazione destinata ad interrompere l'alimentazione di energia elettrica a tutto  l'impianto, o ad una sua parte, quando si presenta un rischio di shock elettrico od altro rischio di origine elettrica    sia una    •  Chiusura di emergenza: operazione destinata a fornire energia elettrica ad una parte d'impianto destinata  ad essere utilizzata in situazioni di emergenza.     Il comando di emergenza deve quindi discriminare tra:    a.  parti dell'impianto che devono essere sezionate perché pericolose (es. in modo da consentire l'uso dell'acqua  per estinguere un'incendio);   b.  parti dell'impianto che devono restare alimentate perché necessarie (tipicamente: pompe antincendio,  illuminazione di sicurezza di un locale di pubblico spettacolo, etc.), e   c.  parti dell'impianto che devono venire alimentate proprio dal comando di emergenza per contrastare la  situazione di pericolo (es. azionamento di porte tagliafuoco).    Il comando di emergenza quindi deve agire selettivamente e non in maniera indiscriminata su tutto l'impianto.     Pubblicato il: 14/04/2004 Aggiornato al: 14/04/2004   

    Guida al comando di emergenza negli impianti (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  2 2.  Scopo del comando di emergenza      L’obiettivo di un comando di emergenza deve essere quello di mettere in sicurezza, disalimentando tutte le parti di impianto non necessarie e/o pericolose e lasciando alimentati i circuiti che servono per gestire l'emergenza. Mettere in sicurezza significa ad esempio:   •  Bloccare o limitare la propagazione di un incendio, agendo sulle pompe di trasporto di liquidi infiammabili   •  Impedire una possibile esplosione agendo sulle valvole di intercettazione di un gas   •  Permettere lo spegnimento di un incendio con acqua, senza pericolo di folgorazione   •  Fermare i movimenti pericolosi di macchine che sono azionate elettricamente   •  Eliminare una possibile causa di innesco elettrico di un incendio   •  Lasciare alimentati i circuiti dei servizi utili in caso di emergenza (illuminazione, rilevazione incendi,  rilevazione fumi, porte azionate elettricamente, diffusione sonora antipanico, ascensori per l'evacuazione, etc.)       

    Guida al comando di emergenza negli impianti (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  3 3.  Differenza tra comando di emergenza ed arresto di emergenza    L'arresto di emergenza è un tipo particolare di comando di emergenza da utilizzare quando sia necessario interrompere movimenti di macchine che possano causare pericoli.  La norma CEI 64-8 riporta alcuni esempi di utilizzo dell'arresto di emergenza:    •  Scale mobili   •  Nastri trasportatori   •  Porte azionate elettricamente   •  Alcuni tipi di macchine utensili   •  Impianti di lavaggio auto    Quasi tutti gli impianti e le macchine con organi in movimento rientrano nel campo di applicazione della Direttiva Macchine, recepita in Italia con il DPR 459/96.   Di conseguenza la responsabilità della realizzazione del comando (arresto) di emergenza (figura 1), come della sua installazione nel quadro a bordo macchina, spetta al costruttore della macchina e non all'installatore della linea di alimentazione della macchina. Per questo motivo, come già detto, questa guida prettamente impiantistica, non si occupa del comando di emergenza sulle  macchine.     Fig.1: Pulsante per l’arresto di emergenza

    Guida al comando di emergenza negli impianti (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  4 4.  Caratteristiche del comando di emergenza   1.  Deve essere innescabile solo tramite azione manuale, cioè deve essere affidato alla valutazione della  situazione di pericolo da parte dell'uomo, quando altri sistemi automatici di protezione non sono intervenuti, o non sono stati sufficienti;    2.  Deve essere facilmente accessibile non soltanto a personale specializzato, ma potenzialmente a tutti per  consentirne l'azionamento in modo immediato, e quindi non può essere posto in quadri o locali chiusi a chiave;      3.  Deve essere prevalente su eventuali altri comandi;   4.  Deve interrompere l'alimentazione con  un'unica azione, anche se esistono più alimentazioni al locale su cui agire. Al riguardo vanno fatte un paio di precisazioni; se il locale su cui agire è un ambiente molto esteso, si può valutare la possibilità di suddividere l’emergenza in settori e quindi di avere diversi comandi di emergenza che agiscono su zone diverse. La logica di questa soluzione sta nel fatto che più l’ambiente è esteso e meno ha senso interrompere l’alimentazione ovunque. La seconda precisazione è legata alla possibilità fisica di avere più punti dai quali si possa attivare l’emergenza, cioè di poter installare diversi comandi di emergenza che agiscono però sullo stesso sgancio.      5.  Deve essere realizzato attraverso un  organo di comando (pulsante a fungo, interruttore rotativo, interruttore automatico, maniglia, comando a pedale, comando a fune, comando a leva, etc.) di colore rosso su sfondo di contrasto (in genere giallo); (vedi figura 2)    6.  Non deve essere realizzato attraverso prese a spina;      7.  Deve essere disposto in modo da essere facilmente identificabile, anche tramite cartelli;   8.  Non deve essere consentita la rialimentazione, dopo avere azionato il comando di emergenza, senza una  chiara azione volontaria da parte di personale addestrato;      9.  Deve essere in grado di interrompere la corrente di pieno carico della parte di impianto su cui deve agire;   10.  Deve garantire una completa affidabilità nel tempo, anche se il suo azionamento è molto raro;      11.  In caso di rischio di folgorazione, deve interrompere tutti i conduttori attivi, ad eccezione del PEN.      Fig.2: Comando di emergenza realizzato tramite pulsante  

    Guida al comando di emergenza negli impianti (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  5 5.  Ubicazione del comando di emergenza   Normalmente deve essere posto all'esterno del locale sul quale si vuole agire, in posizione facilmente e sempre accessibile. A volte, questa ubicazione può comportare problemi a causa di azionamenti irresponsabili da parte di "furboni" di passaggio, con conseguenze facilmente immaginabili (si pensi solamente alla disalimentazione di una cabina MT/BT).   Se esiste questo rischio si può adottare una delle seguenti soluzioni:    •  proteggere il comando attraverso una custodia con vetro a rompere, in genere con grado di protezione IP55;   •  installare il comando in un locale nelle vicinanze del locale pericoloso, sempre segnalandone chiaramente  l'ubicazione;   •  installare il comando all'interno del locale, in genere nelle immediate vicinanze dell'ingresso, segnalandone in  maniera chiara il posizionamento, attraverso cartelli e indicazioni;    Riguardo all’ultima soluzione prospettata, occorre effettuare una precisazione: con il comando di emergenza viene messa in sicurezza tutta la parte di impianto posta a valle del comando stesso, ma la parte a monte rimane ovviamente in tensione. Quindi accade che, se il punto di consegna dell’Ente Distributore o il quadro al cui interno è collocato il comando, sono posizionati all’interno del locale da mettere in sicurezza, alcune parti dell’impianto rimangono in tensione. La conclusione logica è questa: se il locale è circoscritto come ad esempio un magazzino, allora è preferibile decisamente installare il comando esterno al luogo da disattivare, mentre se il locale è molto esteso come ad esempio un centro commerciale, si può prendere in considerazione l’ipotesi dell’installazione interna, anche se come abbiamo visto non è la soluzione migliore.   Se si tratta di un comando da azionare con le mani, come normalmente è, l'altezza di installazione può variare dai 70 ai 120 cm. Se il luogo da proteggere con il comando di emergenza è molto esteso (es. un ospedale), può essere necessario utilizzare più dispositivi, ognuno agente in un determinato settore. Ad esempio ci può essere un pulsante di emergenza per ogni compartimento antincendio. In ogni caso, se il comando di emergenza viene installato per disposizioni antincendio, la disposizione del comando di emergenza va concordata con il comando provinciale dei Vigili del fuoco.   

Pubblicato: 13 febbraio 2014 Categoria: Manuali tecnici