Illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)

Illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  1 Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro  - prima parte -    di Gianfranco Ceresini       Già nel 1955 il legislatore si era preoccupato di stabilire dei criteri che consentissero ai lavoratori lo svolgimento del loro compito nelle migliori condizioni visive possibili.  Con il famoso ed ormai scricchiolante DPR n.547/55 “Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro”, venivano già fornite una prima serie di indicazioni sull’illuminazione ordinaria e di sicurezza nei posti di lavoro.       1.  Introduzione storica e legislativa      Già nel 1955 il legislatore si era preoccupato di stabilire dei criteri che consentissero ai lavoratori lo svolgimento del loro compito nelle migliori condizioni visive possibili.   Con il famoso ed ormai scricchiolante (infatti la bozza del nuovo Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, ne prevede il declassamento da norma legislativa a semplice “norma di buona tecnica o buona prassi”) DPR n.547/55 “Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro”, venivano già fornite una prima serie di indicazioni sull’illuminazione ordinaria e di sicurezza nei posti di lavoro.   •  All’art. 11 comma 6 vengono presi in considerazione i luoghi di lavoro esterni: “I  luoghi di lavoro all'aperto devono essere opportunamente illuminati con luce artificiale quando la luce del giorno non è sufficiente”;   •  L’art. 13 comma 11 tratta dell’illuminazione di sicurezza: “Le vie e le uscite di  emergenza che richiedono un'illuminazione devono essere dotate di un'illuminazione di sicurezza di intensità sufficiente, che entri in funzione in caso di guasto dell'impianto elettrico”;   •  All’art. 28 si parla di illuminazione generale: “Gli ambienti, i posti di lavoro ed i passaggi devono essere  illuminati con luce naturale o artificiale in modo da assicurare una sufficiente visibilità”;   •  L’art. 29 va sull’illuminazione particolare: “Le zone di azione delle macchine operatrici e quelle dei lavori  manuali, i campi di lettura o di osservazione degli organi e degli strumenti di controllo, di misure o indicatori in genere e ogni luogo od elemento che presenti un particolare pericolo di infortunio o che necessiti di una speciale sorveglianza, devono essere illuminati in modo diretto con mezzi particolari”;   •  Nell’articolo successivo, il 30, vengono concesse delle deroghe alle prescrizioni illuminotecniche  precedenti quando, nel caso di particolari lavorazioni o procedimenti, non sia possibile illuminare adeguatamente gli ambienti, i luoghi ed i posti di lavoro. In questo caso occorre prendere adeguate misure dirette ad eliminare i rischi derivanti dalla mancanza o dalla insufficienza della illuminazione;   •  L’art. 31 si sofferma sull’illuminazione sussidiaria, cioè una illuminazione di sicurezza con apparecchi portatili:  “Negli stabilimenti e negli altri luoghi di lavoro devono esistere mezzi di illuminazione sussidiaria da impiegare in caso di necessità. Detti mezzi devono essere tenuti in posti noti al personale, conservati in costante efficienza ed essere adeguati alle condizioni ed alle necessità del loro impiego. Quando siano presenti più di 100 lavoratori e la loro uscita all'aperto in condizioni di oscurità non sia sicura ed agevole; quando l'abbandono imprevedibile ed immediato del governo delle macchine o degli apparecchi sia di pregiudizio per la sicurezza delle persone o degli impianti; quando si lavorino o siano depositate materie esplodenti o infiammabili, la illuminazione sussidiaria deve essere fornita con mezzi di sicurezza atti ad entrare immediatamente in funzione in caso di necessità e a garantire una illuminazione sufficiente per intensità, durata, per numero e distribuzione delle sorgenti luminose, nei luoghi nei quali la mancanza di  Pubblicato il: 01/04/2005 Aggiornato al: 01/04/2005    Lampadina storica 

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  2 illuminazione costituirebbe pericolo. Se detti mezzi non sono costruiti in modo da entrare automaticamente in funzione, i dispositivi di accensione devono essere a facile portata di mano e le istruzioni sull'uso dei mezzi stessi devono essere rese manifeste al personale mediante appositi avvisi. L'abbandono dei posti di lavoro e l'uscita all'aperto del personale deve, qualora sia necessario ai fini della sicurezza, essere disposto prima dell'esaurimento delle fonti della illuminazione sussidiaria”;   •  L’art. 32 tratta di quella che oggi viene definita illuminazione di riserva: “Ove sia prestabilita la continuazione  del lavoro anche in mancanza della illuminazione artificiale normale, quella sussidiaria deve essere fornita da un impianto fisso atto a consentire la prosecuzione del lavoro in condizioni di sufficiente visibilità”;   •  L’art. 175 che si occupa dei dispositivi di segnalazione dei mezzi ed apparecchi di sollevamento, di  trasporto e di immagazzinamento, afferma che “quando ricorrano specifiche condizioni di pericolo (tali mezzi) devono essere provvisti di appropriati dispositivi acustici e luminosi di segnalazione e di avvertimento, nonché di illuminazione del campo di manovra”;   •  L’art. 225 si occupa invece dell’illuminazione dei segnali per la  movimentazione di mezzi ed apparecchi di trasporto meccanici: “I segnali indicanti condizioni di pericolo nelle zone di transito e quelli regolanti il traffico dei trasporti meccanici su strada o su rotaia devono essere convenientemente illuminati durante il servizio notturno”;   •  Gli articoli che vanno dal 304 al 308 (probabilmente destinati a  scomparire con la nascita del Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro) forniscono prescrizioni sulle caratteristiche che debbono possedere gli impianti di illuminazione elettrica nei luoghi di lavoro:   o  Art. 304 Limitazione della tensione per gli impianti di  illuminazione elettrica: “È vietato l'uso di tensione superiore a 220 Volta per gli impianti di illuminazione a incandescenza. È tuttavia consentito l'uso di tensione sino a 380 Volta per l'illuminazione all'esterno dei fabbricati e nelle officine elettriche. Per gli impianti in serie ed a luminescenza all'esterno sono ammesse tensioni sino a 6000 Volta. Tali impianti in serie ed a luminescenza sono ammessi anche all'interno purché i conduttori di alimentazione siano adeguatamente isolati e protetti …. ed il ricambio delle lampade sia effettuato a circuito disinserito, oppure usando apposita apparecchiatura isolata da terra”;   o  Art. 305 Lampade e portalampade elettrici: “Le lampade elettriche ad incandescenza ed i relativi  portalampade devono essere costruiti in modo che il montaggio e lo smontaggio delle lampade possa effettuarsi senza toccare parti in tensione e, a lampade montate, non vi sia possibilità di contatto con le dette parti”;   o  Art. 306: “Le lampade elettriche esistenti o che comunque possono essere collocate:   1.  in locali bagnati o molto umidi;  2.  presso tubazioni o grandi masse metalliche;  3.  a facile portata di mano presso macchine e posti di lavoro;   in genere devono, oltre che soddisfare al requisito dell'articolo precedente, avere il portalampade con le parti esterne di materiale isolante non igroscopico”; Art. 307 Impianti di illuminazione a tubi luminescenti o fluorescenti: “Negli impianti di illuminazione a tubi luminescenti o fluorescenti, i conduttori, compresi i tratti di collegamento fra i vari tubi, devono essere provvisti di rivestimento isolante adeguato alla tensione del circuito o collocati fuori della portata di mano. I terminali metallici nudi sotto tensione, o che possono essere messi in tensione devono essere completamente protetti mediante custodia di materiale isolante”;   o  Art. 308: “Gli impianti di illuminazione a tubi fluorescenti o luminescenti a catodo freddo devono  essere provvisti di interruttore onnipolare sulla linea primaria di alimentazione del trasformatore”;   •  All’art. 332 vengono prese in considerazione misure particolari di illuminazione da attuarsi nei luoghi  dove esistano pericoli di esplosione o di incendio: “Nei luoghi indicati pericolosi l'illuminazione elettrica  Lampadine del futuro a LED 

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  3 può essere effettuata solo dall'esterno per mezzo di lampade collocate in nicchie munite, verso l'interno del luogo da illuminare, di robuste lastre di vetro a chiusura ermetica. Nei casi in cui non sia tecnicamente possibile effettuare una conveniente illuminazione elettrica con lampade collocate in nicchie chiuse e nei luoghi pericolosi per la presenza di polveri, è ammesso l'impiego di lampade protette da un robusto involucro di vetro a chiusura ermetica, comprendente anche il portalampade e le relative connessioni con i conduttori di alimentazione. In questi impianti i conduttori elettrici devono essere adeguatamente isolati e protetti con guaine resistenti. Gli interruttori per il comando delle lampade e le eventuali valvole fusibili devono essere di tipo antideflagrante per i luoghi pericolosi per la presenza di gas, o anche di tipo stagno o chiuso per i luoghi pericolosi per la presenza di polveri”;   •  Esaminiamo infine l’art. 341 che tratta dell’illuminazione sussidiaria nelle cabine elettriche: “Nei locali  delle officine o cabine elettriche deve essere predisposto un mezzo di illuminazione sussidiaria indipendente. Detto mezzo e i dispositivi che lo azionano devono essere collocati in luoghi prontamente reperibili in caso di bisogno e noti al personale”;   E’ chiaro che molte delle indicazioni che abbiamo appena ricordato sono ormai state superate dalle modificazioni tecniche degli impianti, avvenute negli ultimi cinquanta anni e quindi il fatto che potrebbero essere soppresse o declassate a semplici norme di buona tecnica, non ci sorprende più di tanto.   Solo ad un anno di distanza dal DPR 547/55, esce un altro decreto del Presidente della Repubblica, il n. 303/56 “Norme generali per l’igiene del lavoro”, in cui l’art. 10 è dedicato all’illuminazione naturale ed artificiale dei luoghi di lavoro. Tale art. 10, però nel 1994 viene sostituito dall’art. 33 del Dlgs 626/94. Del decreto del 1956, vengono invece salvati altri articoli che trattano superficialmente di illuminazione di alcuni locali nei luoghi di lavoro:   •  L’art. 8 sui locali sotterranei, dice che “….possono essere destinati al lavoro locali sotterranei o semi- sotterranei, quando ricorrano particolari esigenze tecniche. In tali casi si deve provvedere con mezzi idonei alla aerazione, alla illuminazione …..”;   •  L’art. 30 impone una adeguata illuminazione della eventuale camera di medicazione, l’art. 40 degli spogliatoi,  l’art. 41 del refettorio, l’art. 44 dei dormitori stabili e l’art. 46 dei dormitori temporanei;   Un salto di quasi quarant’anni ci porta al famosissimo decreto legislativo 626/94, che, come ricordato prima, all’art. 33 va a sostituire modificandolo in parte, l’art. 10 del DPR 303/56 sull’illuminazione naturale ed artificiale dei luoghi di lavoro.   1.  A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità delle lavorazioni e salvo che non si tratti di locali  sotterranei, i luoghi di lavoro devono disporre di sufficiente luce naturale. In ogni caso, tutti i predetti locali e luoghi di lavoro devono essere dotati di dispositivi che consentono un'illuminazione artificiale adeguata per salvaguardare la sicurezza, la salute e il benessere dei lavoratori (così modificato dal Dlgs 242/96, art. 16 comma 7).   2.  Gli impianti di illuminazione dei locali di lavoro e delle vie di circolazione devono essere installati in modo che  il tipo d'illuminazione previsto non rappresenta un rischio di infortunio per i lavoratori.  3.  I luoghi di lavoro nei quali i lavoratori sono particolarmente esposti a rischi in caso di guasto dell'illuminazione  artificiale, devono disporre di un'illuminazione di sicurezza di sufficiente intensità.   4.  Le superfici vetrate illuminanti ed i mezzi di illuminazione artificiale devono essere tenuti costantemente in  buone condizioni di pulizia e di efficienza”;   Sempre il Dlgs 626/94, all’art. 2, commi b) e c), detta delle disposizioni riguardo alla situazione lavorativa nella quale vi siano attrezzature munite di videoterminali.   •  “L'illuminazione generale ovvero l'illuminazione specifica (lampade di lavoro) devono garantire  un'illuminazione sufficiente ed un contrasto appropriato tra lo schermo e l'ambiente, tenuto conto delle caratteristiche del lavoro e delle esigenze visive dell'utilizzatore. Fastidiosi abbagliamenti e riflessi sullo schermo o su altre attrezzature devono essere evitati strutturando l'arredamento del locale e del posto di lavoro in funzione dell'ubicazione delle fonti di luce artificiale e delle loro caratteristiche tecniche. I posti di lavoro devono essere sistemati in modo che le fonti luminose quali le finestre e le altre aperture, le pareti 

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  4 trasparenti o traslucide, nonché le attrezzature e le pareti di colore chiaro non producano riflessi sullo schermo. Le finestre devono essere munite di un opportuno dispositivo di copertura regolabile per attenuare la luce diurna che illumina il posto di lavoro;   L’allegato XV, che tratta delle attrezzature di lavoro specifiche, all’art. 1.5 comma e), introduce questa disposizione.   •  le attrezzature di lavoro per le quali é previsto un uso notturno o in luoghi bui devono incorporare un  dispositivo di illuminazione adeguato al lavoro da svolgere e garantire sufficiente sicurezza ai lavoratori   L’ultimo balzo legislativo ci porta all’anno 1998, nel quale viene pubblicato il decreto ministeriale 10 marzo 1998 “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro”. All’art. 3.13 dell’allegato III troviamo qualche indicazione sull’illuminazione di sicurezza.   •  “Tutte le vie di uscita, inclusi anche i percorsi esterni, devono essere adeguatamente illuminati per consentire  la loro percorribilità in sicurezza sino all'uscita su luogo sicuro. Nelle aree prive di illuminazione naturale od utilizzate in assenza di illuminazione naturale, deve essere previsto un sistema di illuminazione di sicurezza con inserimento automatico in caso di interruzione dell'alimentazione di rete”;   Altre indicazioni e prescrizioni potrebbero venire da specifici regolamenti edilizi a livello regionale o comunale, ma su questo occorre che ognuno esegua una indagine locale.  

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  5 2.  Analisi della possibile situazione futura    Questa norma si applica agli impianti elettrici temporanei che normalmente occorrono per mettere in piedi degli stand fieristici o delle mostre itineranti, ma non si applica ovviamente agli impianti elettrici fissi dell’edificio (se esiste) in cui le mostre sono poste. Se la fiera, mostra e stand costituiscono un ambiente a maggior rischio in caso di incendio o un locale di pubblico spettacolo, si applicano rispettivamente anche le Sezioni 751 o 752 della Norma CEI 64- 8.   Per delimitare meglio ciò di cui si parla, la norma fornisce una serie di definizioni:   •  Fiera: evento inteso a esporre e/o vendere prodotti che possono essere posti in ogni luogo idoneo, sia esso  un locale, edificio o struttura temporanea;   •  Mostra: esposizione o prestazione in ogni luogo idoneo, sia esso un locale, edificio o struttura temporanea;   •  Stand: area o struttura temporanea utilizzata per esposizione, commercializzazione, vendita o divertimento;   •  Struttura temporanea: unità o parte di un’unità, incluse quelle mobili e trasportabili, situata all’interno o  destinata ad essere montata e smontata;   •  Impianto elettrico temporaneo: impianto elettrico installato e smontato nello stesso tempo dello stand od  espositore con cui è associato. L’impianto temporaneo ha origine a partire da un punto dell’impianto elettrico permanente o da un’altra sorgente da cui è prelevata energia (es. gruppo elettrogeno);   Vengono ribadite cose abbastanza ovvie, quali i divieti di protezione dai contatti diretti mediante ostacoli e distanziamento e di protezione dai contatti indiretti mediante locale equipotenziale o luogo non conduttore. L’alimentazione non può superare i 230/400 V in corrente alternata e se si usa il sistema di distribuzione TN, occorre usare il TN-S.   Poi ci sono diverse disposizioni legate alla particolarità dell’impianto, tra le quali segnaliamo:   •  Influenze esterne: i locali dove possono essere installati degli stand possono essere caratterizzati da  condizioni ambientali diverse, e gli impianti temporanei essere sottoposti a particolari sollecitazioni meccaniche od alla presenza di acqua. Per questo, il progetto raccomanda che i cavi destinati ad alimentare strutture temporanee siano protetti alla loro origine da un interruttore differenziale con corrente di intervento non superiore ai 300 mA, di tipo ritardato o selettivo, in modo da coordinarsi con i differenziali che proteggono i circuiti terminali. Circuiti terminali che, se non sono funzionali all’illuminazione di sicurezza, devono appunto essere protetti da differenziali con corrente di intervento non superiore ai 30 mA (come anche le prese a spina fino ai 32 A) essendoci l’uso di cavi flessibili. Se vi è rischio di danneggiamento meccanico utilizzare cavi armati o comunque meccanicamente protetti. I cavi flessibili non devono essere posati nelle aree in cui ha accesso il pubblico a mano che essi non siano protetti contro i danneggiamenti meccanici;   •  Protezione contro l’incendio:   a.  Se vi sono dei motori funzionanti a distanza, cioè non direttamente sorvegliabili, questi devono avere  un dispositivo di protezione che scatti quando le temperature diventano eccessive e che sia a ripristino manuale;   b.  Tutti gli apparecchi elettrici che possono assumere una elevata temperatura superficiale, come faretti,  proiettori, etc., devono essere tenuti a debita distanza da superfici infiammabili e da materiale combustibile. Se la produzione di calore da parte di questi apparecchi è eccessiva non si devono installare se non esiste nel locale della mostra una sufficiente ventilazione;   •  Tipi di condutture: vengono indicati i tipi di cavi da utilizzare a seconda del tipo di posa, cavo o ambiente:   a.  Cavi non propaganti la fiamma (CEI 20-35) se posati singolarmente;  b.  Cavi non propaganti l’incendio (CEI 20-22) se posati in fascio;  c.  Cavi a bassa emissione di fumi e gas tossici e corrosivi in accordo con la serie di Norme CEI 20-37/ 2  e CEI 20-37/ 3, se posati in ambienti interni a maggior rischio di incendio per l’elevata densità di affollamento o l’elevato tempo di sfollamento in caso di incendio, senza un sistema di rilevazione incendi (indipendentemente dalla presenza o meno di un sistema di rilevazione incendi, se gli stand sono destinati ad essere montati in più luoghi, viene consigliato l’uso di cavi conformi alla CEI 20-37/2);  

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  6 d.  cavi unipolari o multipolari chiusi in tubi protettivi o canali metallici e non metallici, aventi  caratteristiche di protezione contro l’incendio in accordo con le norme della serie CEI EN 50086 e CEI EN 50085 ed aventi un grado di protezione almeno IP4X;   •  Connessioni elettriche: le giunzioni devono essere limitate. Le connessioni di derivazione devono avere un  grado di protezione almeno IP4X o IPXXD e devono incorporare dei pressatovi se i terminali possono essere sottoposti a torsione;   •  Apparecchi di illuminazione e insegne luminose:   a.  Gli apparecchi di illuminazione installati a portata di mano (altezza inferiore ai 2,5 m dal pavimento)  devono essere protetti dal contatto accidentale, dal rischio di accensione di materiale combustibile e dal rischio di ferimento di persone. Se l’apparecchio è installato all’esterno, occorre un grado di protezione almeno IP33 e ad esso si applica la nuova sezione 714 della norma CEI 64-8;   b.  Le insegne luminose aventi una tensione di alimentazione superiore ai 230/400 V devono essere  installate fuori dalla portata di mano e devono essere protette dal rischio di ferimento di persone. Per evitare rischi di innesco incendi occorre anche che il materiale su cui sono fissate le insegne e gli interruttori di comando con tensione superiore ai 230/400 V, sia di tipo non combustibile. In generale alle insegna luminose si devono applicare le prescrizioni della norma CEI 34-86;   •  Verifiche: gli impianti elettrici temporanei di fiere, mostre e stand devono essere sottoposti alle verifiche  iniziali previste dalla norma CEI 64-8/6, dopo ciascuna installazione in loco;   Infine una curiosità: nel progetto mandato in inchiesta pubblica era prevista l’installazione di un comando di emergenza in certe situazioni, ma nella versione definitiva, con un colpo di bacchetta magica l’emergenza è scomparsa. Il testo del progetto diceva così: un interruttore di emergenza, posto in posizione visibile e accessibile, deve poter controllare un circuito separato che alimenta insegne, lampade o espositori.      

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  7 3.  Le indicazioni dell’ISPESL    L’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro periodicamente emana delle sorte di linee guida sui diversi argomenti riguardanti la sicurezza sul lavoro. In particolare, sull’illuminazione delle postazioni di lavoro e sui possibili effetti lesivi della salute dei lavoratori derivanti da una scarsa e/o inefficace illuminazione, le indicazioni dell’ISPESL sono le seguenti:   “I luoghi di lavoro devono essere adeguatamente illuminati. A tal fine è opportuno che siano dotati di:   • una  quantità di luce adeguata per una corretta visibilità nell’ambiente di lavoro e, in particolare, per lo  specifico compito visivo da svolgere;   • una  distribuzione ed una collocazione adeguata delle fonti (naturali e/o artificiali) di illuminazione, atte ad  evidenziare eventuali situazioni di pericolo (ostacoli, spigoli vari, ecc.) e ad evitare fenomeni di abbagliamento;   • una  qualità dell’illuminazione che consenta di distinguere convenientemente i colori.   La carenza di tali requisiti può produrre conseguenze sulla corretta regolazione dell’apparato visivo, con effetti su:   •  nitidezza dell’immagine: più l’oggetto da osservare è vicino e di ridotte  dimensioni, maggiore è lo sforzo che viene richiesto all’apparato visivo per vedere nitidamente; più l’illuminazione dell’oggetto è debole, più la nitidezza è ridotta ed aumenta lo sforzo di accomodamento;  •  adattamento alla quantità della luce: gli oggetti riflettono in modo diverso  la luce a seconda del loro colore (chiaro o scuro) e della loro superficie (opaca o brillante); i cambiamenti rapidi di direzione dello sguardo e/o la presenza nel campo visivo di zone a luminosità molto differenziata, impongono all’occhio una complessa attività di regolazione: per questa ragione occorre evitare tanto la visione diretta delle sorgenti luminose di notevole intensità, quanto i loro riflessi fastidiosi (dovuti a schermi, cristalli, vernici brillanti, ecc.); i contrasti sono tuttavia utili: un oggetto sarà più o meno facilmente visibile a seconda del contrasto dello stesso al fondo;   Gli effetti sulla salute:   •  La necessità di effettuare molteplici regolazioni della vista a causa di sfavorevoli condizioni di illuminazione,  in rapporto con le operazioni da compiere, può affaticare sensibilmente l’apparato visivo; detto fenomeno che si manifesta agli inizi con irritazione degli occhi, finisce per determinare veri e propri disturbi. Inoltre, la postura, eventualmente assunta per compensare insufficienti o inidonee condizioni di illuminazione del posto di lavoro, può provocare disturbi a carico dell’apparato muscolo-scheletrico.  I principi di prevenzione   •  Al fine di prevenire i danni alla salute imputabili all’illuminazione, occorre adottare i correttivi che le norme di  legge o di buona tecnica prescrivono in relazione alle possibili causali di rischio (tendaggi, corretto posizionamento della postazione di lavoro rispetto alle fonti di illuminazione, adeguamento della intensità,...). Quanto, infine, alla intensità ed alle caratteristiche della illuminazione, è opportuno che esse vengano adeguate in relazione alle esigenze connesse al tipo di lavorazione/attività espletata. Contro l’incidenza diretta o riflessa del flusso luminoso, possono essere adottate schermature, tendaggi, veneziane preferibilmente a lamelle orizzontali. Effetti positivi possono riscontrarsi, inoltre, prevedendo, ove possibile, il corretto posizionamento delle postazioni di lavoro rispetto alle fonti di illuminazione, di cui dovrà curarsi la costante manutenzione e pulizia, soprattutto per le superfici vetrate o illuminanti”.     Integrazione tra illuminazione naturale ed artificiale in un ufficio 

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  8 4.  La normativa attuale UNI EN 12464-1   La nuova normativa UNI EN 12464-1 “Illuminazione dei posti di lavoro. Parte 1: posti di lavoro in interni” in vigore dal 1 luglio 2003, ma pubblicata in versione italiana dall’UNI solo ad ottobre 2004, va a sostituire la vecchia UNI EN 10380 datata 1994 “Illuminazione di interni con luce artificiale”, (non più in vigore dal 20 novembre 2003) andando a definire i criteri per una corretta progettazione illuminotecnica dei luoghi di lavoro ed introducendo alcuni concetti nuovi atti a migliorare la qualità dell’illuminazione.   Questa nuova norma si occupa però, come dice esplicitamente il titolo, dei posti di lavoro in interni e prevede, allo scopo di ottenere una buona prestazione visiva, una integrazione fra luce artificiale e luce naturale. Per i posti di lavori all’aperto è in preparazione la parte 2 della norma per ora in fase progettuale prEN 12464-2: “Light and lighting - Lighting of work places - Part 2: Outdoor work places".   Prima di entrare nell’analisi in dettaglio della nuova normativa, richiamiamo nelle tabelle 1 e 2, quelle che sono le principali grandezze fotometriche in generale che delle sorgenti luminose in particolare.   Tabella 1 – Principali grandezze fotometriche  Grandezze fotometriche  Simbolo e unità di misura  Flusso luminoso: quantità di luce emessa da una sorgente luminosa nell'unità di tempo.  Φ lumen (lm)  Intensità luminosa: quantità di flusso luminoso emesso in una determinata direzione e nell'unità di angolo solido, misurato in steradianti (sr), che la contiene.  Φ    I = ω candela (cd)  cd = lm / sr    Illuminamento: quantità di flusso luminoso per unità di superficie.  Φ    E = S lux (lx)  lx = lm / m 2     Luminanza: intensità luminosa emessa in una determinata direzione da una sorgente luminosa o, per riflessione, da una superficie illuminata riferita all'unità di superficie normale a tale direzione.  I    L = S candela / m 2   (cd / m 2 )    Tabella 2 – Principali grandezze che caratterizzano le sorgenti luminose  Grandezze caratteristiche delle sorgenti luminose  Simbolo e unità di misura  Efficienza luminosa: rapporto tra il flusso emesso da una sorgente luminosa e la potenza elettrica assorbita espressa in watt.  Φ    P (lm / W)   

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  9 Indice di resa del colore: valore numerico indicante la resa del colore di una sorgente luminosa confrontata con quella della luce solare presa come valore di riferimento uguale a 100.  Ra  Rendimento: rapporto tra la quantità di flusso utile e la quantità totale di flusso emesso dalla sorgente luminosa dell'apparecchio illuminante.   η (%)  Temperatura di colore: indice di valutazione del colore della luce emessa dalle sorgenti luminose. Esprime, in gradi kelvin, la temperatura assoluta che dovrebbe raggiungere un corpo solido nero affinché emetta una luce dello stesso colore di quella emessa dalla sorgente luminosa.  K  La norma EN 12464-1 riunisce nel soddisfacimento di tre fattori fondamentali, l’idea di progettazione illuminotecnica nei luoghi di lavoro:   •  Comfort visivo, cioè il raggiungimento di una sensazione di benessere che contribuisca a migliorare la  produttività dei lavoratori;   •  Prestazione visiva, cioè la possibilità, da parte dei lavoratori, di svolgere il loro compito anche in condizioni  difficili e a lungo nel tempo (tabella 3);   •  Sicurezza, cioè la garanzia che l’illuminazione non incida negativamente sulle condizioni di sicurezza dei  lavoratori;   I parametri che la norma prende in considerazione per garantire comfort, prestazione e sicurezza, sono i seguenti:   1.  Distribuzione delle luminanze  2.  Illuminamento e sua uniformità  3.  Abbagliamento e sua limitazione  4.  Direzione della luce  5.  Aspetti cromatici della luce  6.  Sfarfallamento ed effetti stroboscopici  7.  Fattore di manutenzione  8.  Risparmio energetico  9.  Integrazione della luce diurna  10.  Illuminazione in presenza di videoterminali   Esaminiamoli in dettaglio, evidenziando quelli che risultano essere i cambiamenti più significativi rispetto alla vecchia norma UNI EN 10380.   Tabella 3 – Dalla pubblicazione CIE 19.2, le variazioni delle prestazioni visive tra giovani e anziani in una situazione con  illuminamento medio di 500 lx    Livello di impegno medio  Livello di impegno elevato  Compito  Prestazione visiva  Prestazione visiva  Prestazione visiva  Prestazione visiva  Facile  0,97  0,83  0,83  0,75  Medio 0,85  0,7  0,7  0,6  Difficile  0,7  0,45  0,6  0,4    Giovani  Anziani  Giovani  Anziani 

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  10 5.  Distribuzione delle luminanze   La luminanza è l’unica, fra le grandezze illuminotecniche, ad essere percepita direttamente dal nostro occhio. Di conseguenza risulta di estrema importanza garantire una distribuzione bilanciata della luminanza nel campo visivo dei lavoratori, allo scopo di aumentare la nitidezza della visione, di migliorare la possibilità di distinguere piccole differenze di luminanza, di aumentare l’efficienza delle funzioni oculari (quali l’accomodamento, la convergenza, etc.), e di migliorare il comfort visivo.   Poiché l’entità della luminanza dipende dall’illuminamento di una superficie, dall’indice di riflessione della superficie illuminata e la direzione della luce riflessa, la norma consiglia i seguenti fattori di riflessione per le pareti di un locale adibito a lavoro (tabella 4).   Tabella 4 – Intervalli consigliati per i fattori di riflessione di un locale  Tipo di superficie  Fattore di riflessione consigliato (EN 12464-1)  Soffitto  Da 0,6 a 0,9  Pareti  Da 0,3 a 0,8  Piani di lavoro  Da 0,2 a 0,6  Pavimento  Da 0,1 a 0,5  Gli effetti negativi causati da scelte errate legate alla luminanza possono portare ad abbagliamento (nel caso di luminanze troppo elevate), ad affaticamenti oculari (nel caso di contrasti di luminanza troppo alti) e ad un ambiente di lavoro poco piacevole e poco stimolante (nel caso si ottengano luminanze e contrasti troppo bassi).   Livelli adeguati di luminanza per una zona di lavoro possono andare da 100 cd/m 2  a 200 cd/m 2 . Fa particolarmente  impressione confrontare tali valori con quelli prodotti dal sole, che a seconda della posizione può andare da 600.000 cd/m 2  a 1.600.000.000 cd/m 2 .       

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  11 6.  Illuminamento e sua uniformità   Mentre nella vecchia normativa, si faceva riferimento ad una illuminazione generale ad una certa altezza dal pavimento uguale ed uniforme in tutto il locale, ora si introduce l’idea di differenziare l’illuminazione concentrandola dove è richiesto un determinato compito (es. lettura, scrittura, disegno, lavoro sul computer). L’area dove, per lavoro, occorre svolgere un determinato compito visivo può essere orizzontale, inclinata o anche verticale (figura 1).   A questo scopo è stato definito l’illuminamento medio mantenuto E m , cioè il minimo valore di illuminamento medio  consentito in una zona dove deve essere svolto un determinato compito visivo (non si può mai scendere al di sotto, di conseguenza l’avvicinamento a questo valore indica che è giunto il momento di effettuare una manutenzione). Mentre prima, con l’illuminazione generale si aveva un valore all’interno di un locale, ora possono esserci diversi valori all’interno di uno stesso locale, potendo convivere differenti tipologie di lavori e quindi di compiti visivi.   Essendo difficile in fase di progettazione individuare con esattezza la zona dove si svolgerà il compito visivo, la norma prevede un’area più estesa attorno a quella sede del compito visivo, chiamata zona del compito visivo, all’interno della quale mantenere l’illuminamento E m  (figura 2). Attorno a questa zona  viene definita una zona immediatamente circostante che è una fascia attorno alla zona del compito di ampiezza minima di 0,5 m, nella quale l’illuminamento può essere diminuito rispetto a quello della zona del compito visivo, in base a quanto prescritto dalla tabella 5.   Tabella 5 – Correlazione tra illuminamenti delle zone del compito con le zone circostanti  Illuminamento nella zona del compito visivo  lx  Illuminamento nella zona immediatamente circostante lx  ≥ 750  500  500  300  300 200  ≤ 200  Uguale a quello della zona del compito visivo  Nel caso in cui non si riescano ad individuare le zone del compito visivo all’interno dell’ambiente di lavoro, occorre estendere a tutto l’ambiente la zona del compito, escludendo solo le aree nelle quali si sia certi che non si svolgerà l’attività visiva legata al lavoro. Chiaramente non ci possono essere variazioni troppo brusche tra zone del compito e zone circostanti, pena abbagliamento e conseguente affaticamento visivo.   A questo proposito, per sentirsi bene e non stancarsi precocemente è fondamentale una distribuzione equilibrata delle luminanze. Per questo scopo va mantenuto un determinato livello minimo di uniformità d’illuminamento sia nella zona del compito visivo che nella zona immediatamente circostante. L’uniformità di illuminamento è un parametro definito come il rapporto fra l’illuminamento minimo e l’illuminamento medio su una data superficie (Emin/Emedio).   La norma UNI EN 12464-1 definisce due valori minimi di uniformità al di sotto dei quali non scendere; uno per le zone del compito visivo ( almeno 0,7) ed uno per le zone immediatamente circostanti (almeno 0,5). La stessa norma, per i livelli di illuminamento dei vari locali, propone una scala di valori espressi in lux, di questo tipo: 20 – 30 – 50 – 75 – 100 – 150 – 200 – 300 – 500 – 750 – 1000 – 1500 – 2000 – 3000 – 5000. Detto che 20 lx sono il livello minimo indicato, in quanto è il valore al di sotto del quale non si riesce ad identificare una persona, e che 200 lx è il valore minimo di illuminamento che la norma concede in zone occupate continuamente, si possono accettare delle deviazioni dai valori indicati dalla tabella generale dei requisiti illuminotecnici (tabella 16), aumentandone i lux di un fattore 1,5 quando esista una delle seguenti condizioni particolarmente critiche di lavoro:   Fig.1: Illuminazione differente per compiti visivi differenti (Zumtobel Staff)  Fig.2: Zona del compito visivo (area blu) che comprende al suo interno l’area sede del compito visivo (Zumtobel Staff) 

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  12 •  Compito visivo critico   •  Errori non economicamente accettabili   •  Compito svolto per tempi eccezionalmente lunghi   •  Dettagli del compito eccezionalmente piccoli   •  Capacità visive del lavoratore inferiori alla norma   •  Importanti alta produttività e accuratezza nel lavoro   o diminuendone i lux dello stesso fattore 1,5, quando le condizioni di lavoro lo consentono:   •  Compito visivo con dettagli non particolarmente piccoli o con alti contrasti   •  Compito svolto per tempi eccezionalmente brevi      

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  13 7.  Abbagliamento e sua limitazione   Per abbagliamento si intende la sensazione visiva causata da una distribuzione sfavorevole delle luminanze e/o da contrasti eccessivi di luminanze nel campo visivo. L’abbagliamento si può dividere in due categorie:   •  Abbagliamento diretto (chiamato molesto) che è provocato direttamente dalle  sorgenti luminose, cioè dagli apparecchi di illuminazione o dalle finestre;   •  Abbagliamento riflesso che è provocato dalla riflessione della luce su oggetti e  superfici che fanno da specchio (es. schermo di computer);   Entrambi i tipi di abbagliamento sono da evitare, in quanto portano a cali di concentrazione ad aumento degli errori e a stanchezza.     Abbagliamento diretto    Mentre per l’abbagliamento diretto provocato dalle finestre, non è attualmente disponibile alcun metodo di valutazione, l’abbagliamento diretto provocato dagli apparecchi di illuminazione viene valutato nelle nuova norma UNI EN 12464-1, attraverso il metodo dell’indice unificato di abbagliamento UGR  (Unified Glare Rating) che sostituisce quello delle curve limite delle luminanze (diagramma di Söllner) previsto dalla vecchia norma UNI 10380.   L'UGR è un indice unificato in campo internazionale, sviluppato dalla CIE (Commission International de l'Eclairage) nella pubblicazione 117 del 1995, per la valutazione dell'abbagliamento diretto per ogni specifica applicazione, in funzione della disposizione degli apparecchi illuminanti, delle caratteristiche dell'ambiente (dimensioni, riflessioni) e del punto di osservazione degli operatori.   I valori standard di riferimento dell'UGR sono compresi tra 10 (nessun abbagliamento) e 30 (abbagliamento fisiologico considerevole) distanziati di 3 unità (10, 13, 16, 19, 22, 25 e 28), da ricercarsi nelle due direzioni di vista (trasversale e longitudinale rispetto all'apparecchio): più basso è il valore, minore è l'abbagliamento diretto. Nella tabella generale dei requisiti illuminotecnici dei vari locali (tabella 16), viene indicato (dove può essere definito) il valore massimo di UGR da non superare. Il fattore UGR tiene conto della luminanza di sfondo (soffitto, pareti) e della somma dell’effetto di abbagliamento di ciascun apparecchio collocato nel locale riferite ad una posizione standard dell’osservatore. L’UGR non è definito per apparecchi di illuminazione che hanno una componente di illuminazione indiretta superiore al 65%.   Se le posizioni degli apparecchi e dell’osservatore differiscono di molto rispetto a quelle standard, il fattore UGR può cambiare anche di molto. I valori limite in questo caso sono ancora allo studio, anche se esistono tabelle del CIE che consentono di fare delle stime in base al variare della posizione dell’osservatore.   Ma come è possibile ridurre, rimediare alla distorsione di visione causata da un abbagliamento? Se l’abbagliamento è provocato dalle finestre, per la sua limitazione ci si affida a tende e serrande, mentre se l’abbagliamento proviene dagli apparecchi luminosi, lo si limita con una adeguata schermatura delle lampade con elementi che non siano trasparenti, come per esempio le lamelle, con un angolo minimo di schermatura indicato in tabella 6. L’angolo di schermatura  α di un apparecchio, viene misurato rispetto all’orizzontale (figura 5). Nel caso più semplice gli apparecchi schermati possiedono lamelle metalliche o di plastica montate sia trasversalmente che longitudinalmente rispetto all’asse della lampada       Fig.3: Abbagliamento diretto (Zumtobel Staff)  Fig.4: Abbagliamento riflesso (Zumtobel Staff)  Fig.5: Esempi di angoli di schermatura di alcuni apparecchi di illuminazione (Zumtobel Staff) 

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  14 Tabella 6 – Angoli di schermatura minimi in base alla luminanza della lampada   (valori non validi in caso di apparecchi ad illuminazione indiretta o montati al di sotto del livello della visione)  Luminanza della lampada  L [kcd/m 2 ]  Angolo minimo di schermatura  20 ≤ L 50  15°  50 ≤ L 500  20°  L ≥ 500  30°    A titolo più informativo che pratico, in quanto il valore di UGR viene in genere calcolato attraverso software, scriviamo la formula che la norma UNI EN 12464-1 fornisce per il calcolo dell’indice UGR:   0,25  L 2  ω      UGR = 8log 10  (  Lb  Σ  p 2   )  •  Lb è la luminanza di sfondo (cd/m 2 ) calcolata come Eind/π, dove Eind è l’illuminamento verticale indiretto al  livello dell’occhio dell’osservatore;   •  L è la luminanza (cd/m 2 ) delle parti luminose di ogni singolo apparecchio di illuminazione nella direzione  dell’occhio dell’osservatore;   •  ω è l’angolo solido (sr) delle parti luminose di ogni singolo apparecchio di illuminazione nella direzione  dell’occhio dell’osservatore;   •  p è l’indice di posizione di Guth di ogni singolo apparecchio;   •  Σ indica la sommatoria di tutti gli apparecchi di illuminazione;   L’indice di posizione di Guth, a sua volta può essere calcolato con la seguente formula (non riportata nella norma):   1  d 2  A      p  =  d 2  + 1,5d + 4,6  + 0,12 (1-A)    s 2   s 3       (-0,18  d  + 0,01  d  )   A = e     •  d è la distanza longitudinale tra occhio e sorgente   •  s è la distanza trasversale tra occhio e sorgente   E’ attualmente disponibile un progetto di norma UNI dal titolo “Valutazione dell’abbagliamento molesto con il metodo UGR”, nel quale viene indicata un’altra formula per il calcolo dell’indice di posizione di Guth, ma per clemenza ve la risparmiamo. Quello che può essere invece interessante riportare da questo progetto (U29000150) sono i limiti dell’applicazione della formula per l’UGR: “l’applicazione dell’indice unificato di abbigliamento UGR è limitata a sorgenti di luce che determinano, nelle condizioni supposte, un angolo solido compreso tra 0,1 e 0,0003 sr. Un angolo solido di 0,1 sr è determinato da un apparecchio di forma quadrata con lato di 1 m visto da una distanza di circa 3 m. L’abbagliamento molesto, per sorgenti molto piccole, è determinato dall’intensità luminosa più che dalla luminanza, perciò l’UGR non è applicabile per sorgenti con angolo solido minore di 0,0003 sr”.     Abbagliamento riflesso    A causa di superfici troppo riflettenti e del posizionamento sbagliato degli apparecchi di illuminazione e/o dei posti di lavoro, possono venire alterate le condizioni di visibilità del compito. Per evitare o ridurre l’abbagliamento riflesso si possono seguire le seguenti indicazioni:  

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  15 •  Sistemazione adeguata e coerente tra apparecchi di illuminazione e posti di lavoro;   •  Uso di superfici opache e satinate, a riflessione diffusa o schermate sul posto di lavoro;   •  Riduzione della luminanza degli apparecchi di illuminazione in modo da limitare i riflessi sull’oggetto da  vedere;   •  Aumento dell’area luminosa dell’apparecchio di illuminazione, cioè utilizzo di luce diffusa, con forti  componenti di luce indiretta;   •  Avere pareti e soffitto di colore chiaro;    

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  16 8.  Direzione e aspetti cromatici della luce   Direzione della luce    L’illuminazione diffusa dovrebbe essere miscelata in maniera equilibrata, ad una illuminazione direzionale (cioè che proviene da una ben precisa direzione), allo scopo di migliorare il riconoscimento tridimensionale degli oggetti, creando un’ombreggiatura nella quale si passa dalla zone scure a quelle chiare senza traumi visivi e le forme sono rivelate in modo chiaro e piacevole.   Senza un equilibrio tra illuminazione direzionale e diffusa potrebbero crearsi inconvenienti quali un ambiente senza ombre dove tutto appare monotono (eccesso di luce diffusa), oppure un ambiente con ombre troppo pronunciate con conseguenti zone completamente scure (eccesso di luce direzionale).   L’illuminazione direzionale può essere utilizzata inoltre per migliorare uno specifico compito visivo, aumentando la visibilità dei dettagli dell’attività da svolgere.     Aspetti cromatici della luce    Per descrivere le proprietà cromatiche di una sorgente luminosa, la norma UNI EN 12464-1 prende in considerazione due fattori:   • La  temperatura di colore (T CP ) che indica l'apparenza cromatica della luce stessa;   • L'indice di resa del colore (R a ) che dice in che misura il colore di un oggetto illuminato artificialmente (es.  pareti, mobili, oggetti di lavoro, etc.) appare naturale a chi lo osserva;    Temperatura di colore   Questo parametro nasce da un confronto che viene effettuato con le variazioni luminose di un corpo nero riscaldato. Man mano che aumenta la temperatura, il corpo nero passa gradualmente dal rosso all'arancio, al giallo, al bianco, fino al bianco azzurrognolo.   La temperatura di colore di una sorgente luminosa è appunto la temperatura, espressa in gradi kelvin (K), alla quale il colore del corpo nero corrisponderà esattamente a quello della sorgente luminosa. Poiché per molte sorgenti luminose non è possibile ottenere una corrispondenza perfetta, in tali casi si fa riferimento alla corrispondenza più vicina possibile, ed il colore viene descritto come temperatura di colore correlata (TCP). E’ questa la temperatura che viene indicata nella tabella 7, tratta dalla norma, e che mostra il colore apparente della luce in relazione alla temperatura di colore delle lampade.   Si noti che le descrizioni (calda, fredda, etc.) si riferiscono al modo in cui vengono percepiti i colori, ovvero all'impatto psicologico dell'illuminazione. I colori e le sorgenti luminose nella zona blu dello spettro sono indicati come freddi e quelli verso la zona rossa-arancione sono invece descritti come caldi.   Tabella 7 – Gruppi di apparenza di colore delle lampade   Apparenza del colore   Temperatura correlata  Calda  T CP   3300 K  Intermedia 3300  K  ≤ T CP  ≤ 5300 K  Fredda  T CP   5300 K    Resa del colore   La resa del colore è un indice che ci permette di capire se i colori e la pelle umana, illuminati in modo artificiale, sono resi in modo naturale, cioè appaiono a chi li osserva come illuminati dalla luce del sole. Nella vecchia UNI 10380, gli indici Ra erano suddivisi in gruppi di resa del colore; ora questa suddivisione è scomparsa e nella tabella generale dei requisiti illuminotecnici dei vari locali (tabella 16) viene indicato direttamente il valore minimo di R a , che consiste in un 

    Guida all’illuminazione dei luoghi di lavoro (prima parte)    Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.  17 numero compreso tra 0 e 100. Un indice R a  pari o superiore ad 80 viene normalmente considerato alto ed indica che  la sorgente ha buone proprietà di resa cromatica; ad esempio le sorgenti di tipo termico, come le lampade a incandescenza, hanno un’ottima resa del colore, mentre le lampade fluorescenti sono invece disponibili in diverse rese.     La norma UNI EN 12464-1 consiglia di non utilizzare lampade con un indice inferiore ad 80 nei luoghi di lavoro dove le persone permangono e/o lavorano per lunghi periodi. Viene consentito un indice inferiore ad 80, come eccezione, se il locale da illuminare è molto alto, ma comunque va garantita un’illuminazione con un indice di resa del colore più elevata in corrispondenza dei posti di lavoro fissi occupati in continuazione e dove i colori dei segnali di sicurezza devono essere riconosciuti.   In generale quindi, un indice R a  elevato significa che una sorgente luminosa renderà bene i colori. Dato comunque  che gli indici R a  sono calcolati per le sorgenti luminose a una specifica temperatura di colore, non ha senso  confrontare due sorgenti luminose con differente temperatura di colore e stesso indice di resa del colore R a .  Ricordiamo inoltre che l'indice R a  è la media effettuata su otto differenti colori, e che di conseguenza una sorgente  luminosa con un indice R a  elevato non garantisce la resa naturale di uno specifico colore, ma solo la tendenza a  rendere bene un ampio spettro di colori.      Fig.6: Spettro elettromagnetico al cui interno, dai 380 nm (violetto) ai 780 nm (rosso), sono contenute le onde elettromagnetiche visibili 

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Pubblicato: 13 febbraio 2014 Categoria: Manuali tecnici