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Guida alla realizzazione dell\'impianto di terra (prima parte)
Guida alla realizzazione dell’impianto di terra (seconda parte) Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito. 2 Conduttori equipotenziali Sezione del conduttore di protezione principale PE (mm 2 ) Sezione del conduttore equipotenziale (mm 2 ) Principale EQP ≤ 10 = 16 = 25 35 6 10 16 25 Supplementare EQS: collegamento massa-massa; collegamento massa-massa estranea EQS ≥ PE di sezione minore ( 1 ) EQS ≥ ½ della sezione del corrispondente conduttore PE In ogni caso la sezione del conduttore EQS deve essere: ≥ 2,5 mm 2 se protetto meccanicamente; ≥ 4 mm 2 se non protetto meccanicamente ( 1 ) É opportuno aumentare la sezione del conduttore EQS sulla base della corrente di guasto effettiva quando le due masse appartengono a circuiti con sezioni dei conduttori di protezione molto diverse. Questo per evitare che sul conduttore EQS, dimensionato in base alla sezione del conduttore di protezione minore, possano circolare correnti di guasto non sopportabili dal conduttore stesso 1.2. Connessioni e collettore principale di terra Ogni impianto di terra deve disporre di un collettore principale di terra (fig. 13) che può essere una piastra metallica in acciaio zincato o in rame stagnato o cadmiato o una apposita morsettiera. Le giunzioni e le connessioni fra i vari elementi dell’impianto di terra devono essere eseguite a regola d’arte in modo che sia garantita la continuità elettrica nel tempo. Il contatto deve essere ben saldo per evitare possibili allentamenti (fig. 14 e 15) e, ove necessario, le connessioni devono essere facilmente accessibili e sezionabili per facilitare le operazioni di manutenzione e verifica. Fig.13: Esempio di collettore principale di terra Fig.14: Esempi di connessioni a regola d’arte collegamento ai ferri d’armatura – connessione di tondini di ferro mediante legatura – connessione di tondini di ferro tramite saldatura forte Fig.15: Esempi di connessioni a regola d’arte – collegamento fra tubo e corda isolata – collegamenti fra corde nude
Guida alla realizzazione dell’impianto di terra (seconda parte) Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito. 3 2. Come proteggere il dispersore dalla corrosione 2.1. Processi di corrosione Dal punto di vista chimico–fisico i metalli e le leghe, nelle normali condizioni ambientali, non sono in equilibrio ma tendono a trasformarsi nei loro composti: ossidi, idrossidi, carbonati, solfati, cloruri ecc. Si tratta di processi di alterazione cui sono soggetti quasi tutti i metalli, ad eccezione dei cosiddetti metalli nobili, come il platino, l’oro e l’argento, e che si manifestano in seguito ad ossidazione della superficie a contatto con l’ambiente. Alla base di questo fenomeno, chiamato corrosione, vi è quasi sempre lo scambio di elettroni fra una specie chimica che li cede (ossidazione) ed una seconda specie chimica che li acquista (riduzione). In questa reazione, detta appunto di ossidoriduzione, la specie chimica che si corrode è quella che perde elettroni. Non sempre però l’ossidazione conduce alla corrosione. Certi metalli assumono un comportamento, detto passivazione, nel quale si ha la formazione di alcuni prodotti di corrosione non solubili, in genere ossidi, che aderendo intimamente alla superficie del metallo ostacolano il processo di corrosione che si sviluppa quindi molto più lentamente. Due sono i meccanismi fondamentali secondo i quali si esplica la corrosione dei metalli: • corrosione chimica • corrosione elettrochimica. Corrosione chimica La corrosione chimica consiste in una reazione tra un metallo e un liquido o tra un metallo e un gas, come ad esempio il ferro che reagisce a certe temperature con l’ossigeno presente nell’atmosfera producendo i suoi ossidi (fig. 16). In questo caso il metallo cede elettroni all’ossigeno con formazione di ioni metallo carichi positivamente e ioni ossigeno carichi negativamente che si legano determinando la formazione di uno strato, più o meno aderente alla superficie, di prodotti della corrosione. Il processo non è generalmente accompagnato da passaggio di corrente elettrica. Corrosione elettrochimica La corrosione elettrochimica può avvenire, quando i metalli sono immersi in un elettrolita, a temperatura prossima a quella ordinaria attraverso due reazioni principali, una all’anodo ed una al catodo (fig. 17): le reazioni anodiche sono reazioni di ossidazione che tendono a distruggere il metallo dell’anodo che si discioglie sottoforma di ioni oppure ritorna allo stato combinato di ossido; le reazioni catodiche sono invece sempre reazioni di riduzione di alcuni ioni con corrispondente consumo degli elettroni prodotti dalla reazione anodica e transitati attraverso il metallo. Fig. 16: La corrosione di tipo chimico avviene a causa della reazione tra un metallo e un liquido o tra un metallo e un gas Fig. 17: Corrosione elettrochimica
Guida alla realizzazione dell’impianto di terra (seconda parte) Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito. 4 Il processo corrosivo di metalli interrati in terreno elettrolitico può sostanzialmente avvenire per i seguenti motivi: metalli diversi a contatto fra loro; metalli diversi collegati elettricamente fra loro; metalli diversi in presenza di correnti continue; metallo ricoperto da strati di terreno non omogeneo diversamente permeabili ai gas. Corrosione di contatto Affinché il processo corrosivo si verifichi e necessario che i due metalli siano diversi e che siano in contatto fra di loro. In presenza di un suolo elettrolitico, se i due metalli hanno potenziali diversi (tab.1), si crea fra di loro una differenza di potenziale (coppia galvanica). Metallo Potenziale Elettrochimico (V) Litio -3,02 Sodio -2,72 Magnesio -1,80 Alluminio -1,45 Manganese -1,10 Zinco -0,77 Cromo -0,56 Ferro -0,43 Cadmio -0,42 Nichel -0,20 Stagno -0,14 Piombo -0,13 Idrogeno 0,0 Antimonio +0,2 Rame +0,35 Argento +0,80 Mercurio +0,86 Platino +0,87 Oro +1,5 Tab. 1 - Scala galvanica dei metalli di interesse elettrotecnico riferita all'elettrodo d'idrogeno Gli elettroni si spostano dal metallo a potenziale minore verso quello a potenziale maggiore. In presenza di un ossidante, ad esempio ossigeno contenuto in terreno umido, questo verrà ridotto, anche sulla superficie del metallo a potenziale maggiore, sempre a spese degli elettroni del metallo a potenziale minore. Quanto più è negativo il potenziale del metallo, tanto più facile risulta la sua ossidazione. In figura 18 un collare di rame (catodo), più propenso a ridursi rispetto al ferro, in intimo contatto con un tubo di ferro (anodo), riceve gli elettroni che migrano verso di lui provenienti dal ferro. Fig. 18: Corrosione fra metalli diversi a contatto immersi in soluzione elettrolitica
Guida alla realizzazione dell’impianto di terra (seconda parte) Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito. 5 L’ossigeno che viene ridotto nei pressi del contatto si riduce tutto a spese degli elettroni dell’anodo di ferro mentre il rame funge da catodo inerte provocando l’accelerazione del processo di ossidazione localizzato nei pressi della zona di contatto fra i due metalli. Il rame non partecipa attivamente ad alcun processo, non si ossida e non si riduce, in questo caso l’ossidante è solamente l’ossigeno. Il risultato di tale processo è una circolazione di corrente tra anodo e catodo e una corrosione in prossimità della giunzione tra collare e tubo. Corrosione fra metalli diversi collegati elettricamente Due metalli diversi interrati in suolo elettrolitico costituiscono una pila la cui forza elettromotrice è pari alla differenza di potenziale elettrochimico degli stessi metalli. Se per qualche motivo i due metalli sono messi fra di loro in collegamento elettrico si avrà circolazione di corrente attraverso l’anodo che si ossida cedendo elettroni e il catodo che si riduce acquistando ioni positivi. La corrosione avverrà tanto più velocemente quanto i metalli saranno distanti nella scala dei potenziali elettrochimici di tab. 1. Il fenomeno dipende infatti dal valore della corrente presente nel circuito che a sua volta è legata in modo direttamente proporzionale alla differenza di potenziale dovuta alla loro distanza nella scala dei potenziali elettrochimici. Nel fenomeno corrosivo riveste un ruolo di notevole importanza anche il rapporto tra le aree delle superfici metalliche degli elettrodi in contatto con l’elettrolita. La corrosione anodica risulterà tanto più celere e invasiva quanto maggiore è la superficie del catodo rispetto a quella dell’anodo. Un metallo che nella scala elettrochimica è molto positivo e di grande superficie non può essere accoppiato, a meno di non subire un’estesa corrosione, con un metallo a potenziale inferiore e di piccola superficie (ad esempio rivetto di ferro su lastra di rame). É invece possibile il contrario, piccole superfici catodiche accoppiate con grandi superfici anodiche non manifestano abitualmente dal punto di vista della corrosione situazioni particolarmente allarmanti (ad esempio rivetto di rame su lastra di ferro). In fig. 19 un serbatoio in acciaio è collegato in equipotenzialità mediante corda di rame direttamente accoppiata con corda di acciaio. Si possono creare delle pile che favorendo la circolazione di correnti galvaniche nel terreno rendono particolarmente vulnerabili alla corrosione metalli come l’acciaio. Corrosione fra metalli diversi per presenza di correnti continue La generazione di tensioni galvaniche può essere causata dalla presenza in terreno elettrolitico di correnti continue vaganti (il fenomeno si manifesta solo in presenza di correnti continue perché con le comuni correnti alternate a 50 Hz l’anodo e il catodo si alternano cinquanta volte al secondo non permettendo lo spostamento degli ioni metallici) con gli elettrodi che possono essere distanti fra di loro anche di alcuni metri. Le correnti vaganti nel terreno Fig. 19: I collegamenti equipotenziali possono essere causa di corrosione Fig. 20: Corrosione causata da presenza di correnti continue vaganti
Guida alla realizzazione dell’impianto di terra (seconda parte) Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito. 6 normalmente sono generate da impianti alimentati in corrente continua come impianti di trazione o impianti di protezione catodica. Il fenomeno risulta particolarmente evidente nei pressi delle stazioni di conversione dove tali correnti possono interessare nel loro percorso metalli con diverso potenziale elettrochimico. In figura 20 una grande struttura metallica in ferro interrata a pochi metri da un dispersore di rame può essere corrosa perché le correnti vaganti favoriscono il trasporto di ioni metallici dall’anodo (struttura in ferro) verso il catodo (dispersore in rame). Corrosione di metallo ricoperto da strati di terreno diversamente permeabili ai gas La corrosione non si alimenta necessariamente solo in presenza di due metalli diversi. A volte la non omogeneità dei materiali metallici di uso industriale interrati in strati di terreno di diversa consistenza, perciò differentemente areati, può determinare il formarsi di aree anodiche e catodiche quando gli stessi sono immersi in soluzioni elettrolitiche. In questi casi si verifica il meccanismo della corrosione elettrochimica perché esiste una eterogeneità nel metallo che determina la formazione di una pila. Una corrente elettrica circola tra anodo e catodo e le zone costituenti l’anodo sono attaccate. Questo problema è ben rappresentato da un dispersore di ferro conficcato in un terreno in parte di riporto, poco omogeneo e ben areato, ed in parte in un terreno più compatto e poco areato (fig. 21). 2.2. Materiali e accorgimenti per limitare il rischio di corrosione In fase di progettazione i rischi di corrosione possono essere agevolmente fronteggiati, dopo un attento esame delle condizioni di installazione e posa, scegliendo materiali adatti. Si deve evitare, quando possibile, l’unione di materiali dissimili per evitare che si generino coppie galvaniche con conseguente circolazione di corrente. Quando fosse comunque necessario collegare fra di loro metalli molto distanti nella scala dei potenziali elettrochimici, come ad esempio rame e ferro, devono essere impiegati morsetti dichiarati adatti dal costruttore (fig. 22). Oltre a questo, o se necessario in alternativa, possono essere approntate delle barriere fisiche, mediante nastrature con materiali autovulcanizzanti, vernici, resine o catrame, tali da rendere la giunzione impermeabile all’acqua e all’aria. A tal proposito occorre sottolineare come il pericolo di corrosione sia tanto più elevato quanto maggiore è la superficie del catodo che si riduce rispetto a quella dell’anodo che si ossida corrodendosi (rapporti fra catodo e anodo superiori a 100). Particolarmente vulnerabili possono rivelarsi quelle strutture metalliche che vengono protette contro la corrosione mediante trattamenti superficiali. Può infatti accadere, per piccoli difetti nel trattamento, che piccole porzioni restino scoperte. Se un dispersore in rame che funge da catodo è collegato con una struttura metallica in acciaio e presenta una superficie Fig. 21: Un dispersore in terreni di diversa permeabilità ai gas può determinare, in presenza di un elettrolita, il formarsi di aree anodiche e catodiche che possono dar luogo a fenomeni di corrosione Fig. 22: Nelle giunzioni fra metalli devono essere impiegati morsetti dichiarati adatti dal costruttore
Guida alla realizzazione dell’impianto di terra (seconda parte) Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito. 7 notevolmente superiore rispetto alle piccole superfici scoperte della struttura stessa, si ha un attacco particolarmente aggressivo sulle piccole superfici non protette che si comportano come anodo. Questo si spiega perché il fenomeno corrosivo è tanto più rapido quanto maggiore è la densità di corrente che fluisce attraverso l’anodo. In grandi superfici senza rivestimento la densità è bassa e la corrosione lenta, in piccole superfici la densità è grande e la corrosione molto intensa. A distanze di pochi metri da strutture metalliche interrate è quindi buona norma non installare impianti di terra costruiti utilizzando metalli nobili come il rame per evitare di incorrere nei fenomeni di corrosione appena descritti. Nei terreni particolarmente acidi è bene evitare l’uso di acciaio zincato e preferire il rame mentre nei terreni salmastri ricchi di cloruri è bene evitare l’uso di acciaio inossidabile. L’uso del rame va evitato in presenza di composti ammoniacali che si trovano in genere nei pressi di scarichi di fognatura o di deiezioni di origine animale (può essere utilizzato rame stagnato o ricoperto di piombo o acciaio zincato a caldo). L’allumino subisce il processo di passivazione perché è attaccato dalla corrosione solo in superficie e tende a ricoprirsi di un sottile strato di ossido che lo protegge da ulteriore corrosione. L’ossido però è anche isolante e porta a sconsigliare l’uso di tale metallo per la costruzione del dispersore. L’acciaio dolce utilizzato per i ferri d’armatura immerso nel calcestruzzo si nobilita assumendo caratteristiche che raggiungono valori di potenziale simili a quelli del rame che nel calcestruzzo mantiene invece inalterate le sue caratteristiche risultando per questo compatibile con l’acciaio (in alcuni casi per motivi economici si utilizzano corde in acciaio ramato). Particolare cura è invece necessario porre al collegamento dei ferri d’armatura con corde di ferro zincato perché si potrebbe formare una coppia galvanica nella quale il ferro funge da catodo e lo zinco della corda da anodo. Si può evitare la corrosione della corda zincata proteggendo la superficie della giunzione con catrame o resine e nastrando con cura la corda fino al collegamento col dispersore (fig. 23). Una giunzione molto comune negli impianti di terra è quella fra acciaio zincato e rame. Per evitare la corrosione fra zinco e rame si può utilizzare per la giunzione un metallo con potenziale elettrochimico intermedio come il bronzo o l’ottone oppure utilizzare capocorda stagnati o cadmiati (fig. 24). In ogni caso, per quanto concerne resistenza meccanica e protezione contro la corrosione, devono essere rispettare le dimensioni minime prescritte dalla norma CEI 11-1 e 64-8. Fig. 23: Esempi di corretto collegamento del dispersore ai ferri di armatura Fig. 24: Per evitare la corrosione dovuta a giunzioni fra rame e zinco si possono utilizzare capocorda in rame stagnati o morsetti in ottone
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Guida alla realizzazione dell’impianto di terra (seconda parte) Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito. 10 3.3. La misura della resistenza di terra I sistemi di misura della resistenza di terra sono numerosi e le tecniche sono ormai consolidate e in uso da molto tempo. Il metodo più diffuso e consigliato dalle norme CEI è il metodo della caduta di tensione o voltamperometrico (fig. 27). Il metodo prevede di iniettare una corrente alternata (la corrente continua non viene utilizzata perché essendo il terreno un conduttore di natura elettrolitica le misure potrebbero essere viziate da forze elettromotrici di tipo elettrolitico o da correnti continue vaganti) attraverso i dispersori in misura e di permetterne la richiusura attraverso un dispersore ausiliario. La correttezza della misura dipende dalla posizione che assumono il dispersore ausiliario e l’elettrodo di tensione fra di loro e rispetto al dispersore in misura. Il dispersore ausiliario deve essere posto in un punto del terreno sufficientemente lontano rispetto a quello in prova in modo che la misura non sia viziata dall’influenza reciproca. Si può ritenere con buona approssimazione che ad una distanza di circa cinque volte la lunghezza del dispersore o cinque volte la diagonale se si considera una rete di dispersori cessi la zona di influenza fra i dispersori. L’andamento che assume la curva relativa ai potenziali del terreno in queste condizioni è quella di fig. 28. Tale andamento è giustificato dal fatto che la sezione del “conduttore terreno” che è attraversato dalla corrente di prova non è costante in tutti i suoi punti. La sonda di tensione deve essere conficcata in un punto dove la resistenza può essere considerata trascurabile e il potenziale uguale a zero (zona B1-B2 della curva di fig. 28). Lo schema di collegamento rappresentato in fig. 27 presuppone un’alimentazione dalla rete tramite un trasformatore di sicurezza è l’impiego di un voltmetro e di un amperometro. Innanzitutto, prima di far circolare corrente nel circuito di misura, occorre verificare che il voltmetro non indichi alcuna tensione dovuta a correnti di dispersione estranee al circuito di prova la cui origine, se ne fosse rilevata la presenza, dovrà essere individuata ed eliminata. Si alimenta quindi con un generatore facendo circolare una corrente nel circuito di prova tra il dispersore in misura e il dispersore ausiliario. Se si indica con I la corrente che circola nel circuito e con U E la tensione indicata dal voltmetro, applicando la legge di ohm si può calcolare la resistenza di terra R E : La misura può essere considerata attendibile e tale rapporto rappresenta l’effettiva resistenza di terra solo se la sonda di tensione è infissa nella zona di non influenza del dispersore in misura e del dispersore ausiliario di corrente. Fig.27: Misura della resistenza di terra con metodo voltamperometrico Fig.28: Variazione del potenziale del potenziale nel terreno tra due dispersori
Guida alla realizzazione dell’impianto di terra (seconda parte) Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito. 11 Per verificarne l’esatta posizione, disposta la sonda di corrente alla maggior distanza possibile dal dispersore in prova, si sposta di alcuni metri la sonda di tensione da e verso il dispersore in prova finché le letture del voltmetro, non subendo più variazioni significative, possono essere considerate attendibili. La misurazione della resistenza di terra è relativamente semplice, ma può comportare difficoltà operative e indurre a incertezze e a errori anche rilevanti. Dal punto di vista operativo si riscontrano difficoltà nell’ individuare aree a distanza utile, spesso private e diverse da quelle di proprietà, ove installare il dispersore ausiliario o far transitare le interconnessioni tra i dispersori e nel realizzare un dispersore ausiliario di resistenza adeguata che permetta la circolazione della corrente di prova quando si alimenta in bassa tensione. Per motivi di sicurezza occorre inoltre presidiare e rendere inaccessibile il dispersore ausiliario dove potrebbero stabilirsi tensioni di contatto elevate e pericolose per le persone (fig. 29: Inacessibilità dell’area del dispersore ausiliario per evitare contatti con tensioni pericolose. Ipotizzando una R E di 1 ohm, una R A di 49 ohm e di applicare al circuito di prova una tensione U di 400V sul dispersore ausiliario si stabilisce una tensione pericolosa U A di 392V). Le difficoltà suesposte e soprattutto la mancanza di spazi adeguati alla realizzazione dei dispersori ausiliari può portare ad eseguire misure non corrette: 1. I dispersori sono troppo vicini, le reciproche influenze fanno assumere al dispersore in misura un potenziale che dipende solo da una parte della resistenza di terra (fig.30: – Il dispersore ausiliario è posizionato troppo vicino a quello in prova. La tensione misurata è solo una parte della tensione totale di terra U E [ U P ≠ U E ] ); 2. La sonda voltmetrica è posizionata troppo vicina al dispersore in prova in un punto a potenziale maggiore di zero e il voltmetro misura solo una parte della tensione totale di terra U E (fig. 31: La sonda di tensione è infissa in un punto del terreno troppo vicino al dispersore in misura. Il voltmetro misura solo una parte della tensione totale di terra U E . La misura fornisce un valore errato per difetto [ U P U E ] ); 3. La sonda di tensione è troppo vicina al dispersore ausiliario il voltmetro misura una tensione superiore alla tensione totale di terra U E (fig.32: La sonda di tensione è infissa in un punto del terreno troppo vicino al dispersore ausiliario. Il voltmetro misura una tensione superiore alla tensione totale di terra U E . La Fig.29: Inacessibilità dell’area del dispersore ausiliario per evitare contatti con tensioni pericolose Fig.30: Il dispersore ausiliario è posizionato troppo vicino a quello in prova Fig.31: La sonda di tensione è infissa in un punto del terreno troppo vicino al dispersore in misura
Guida alla realizzazione dell’impianto di terra (seconda parte) Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito. 12 misura fornisce un valore errato per eccesso [ U P U E ] ). Solo se i dispersori sono posizionati al di fuori delle reciproche influenze (fig. 33: Il dispersore in misura e il dispersore ausiliario sono sufficientemente lontani e la sonda di tensione è posizionata correttamente in un punto a potenziale zero. Il voltmetro misura la tensione totale di terra U E e la misura può ritenersi corretta [ U P = U E ]) la misura può ritenersi affidabile. Nei casi dubbi è possibile, invertendo il collegamento voltmetrico (in fig. 34 invertendo il collegamento B - A con B - D), misurare la resistenza del dispersore ausiliario per confrontare il valore misurato con quello teorico calcolato. Se la misura non è molto diversa dal valore di resistenza calcolato che ci si aspettava la misura può ritenersi corretta. La misura può essere effettuata anche con strumenti portatili, a tre o quattro morsetti dotati di generatore interno, che forniscono direttamente i valori della resistenza di terra. Lo schema di collegamento può essere quello di figura 35 (Se la resistenza di terra e la resistenza del conduttore di collegamento al dispersore in prova hanno lo Fig.32: La sonda di tensione è infissa in un punto del terreno troppo vicino al dispersore ausiliario Fig.33: Il dispersore in misura e il dispersore ausiliario sono sufficientemente lontani e la sonda di tensione è posizionata correttamente in un punto a potenziale zero Fig.34: Circuito equivalente di misura della resistenza di terra col metodo voltamperometrico Fig.35: Se la resistenza di terra e la resistenza del conduttore di collegamento al dispersore in prova hanno lo stesso ordine di grandezza la misura deve tener conto della caduta di tensione su tale conduttore di collegamento Fig.36: Se il circuito amperometrico e quello voltmetrico sono separati la misura della resistenza di terra non comprende la resistenza sui conduttori di collegamento
Guida alla realizzazione dell’impianto di terra (seconda parte) Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti. Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito. 13 stesso ordine di grandezza la misura deve tener conto della caduta di tensione su tale conduttore di collegamento) o di figura 36. Nel primo caso lo strumento rileva anche la caduta di tensione sul conduttore che collega il dispersore in misura. Di questo bisogna tener conto quando la resistenza del dispersore è dello stesso ordine di grandezza di quella del conduttore di collegamento. Nel secondo caso la resistenza dei conduttori non influisce sul valore misurato della resistenza di terra essendo il circuito voltmetrico indipendente da quello amperometrico. In alcune situazioni di difficile operatività e quando è necessario effettuare rilievi preliminari della resistenza di terra (il metodo può rivelarsi affetto da considerevoli errori anche se a favore della sicurezza) si può optare per il metodo dei due punti. Se nei pressi del dispersore in prova è possibile usufruire di un dispersore ausiliario a resistenza trascurabile, facendo attraversare il circuito da una corrente alternata (fig. 37) è possibile applicando la legge di ohm determinare un valore di resistenza che è la somma delle resistenza dei due dispersori. La misura può essere considerata attendibile solo se la resistenza del dispersore ausiliario è trascurabile rispetto a quella del dispersore in prova; ad esempio un dispersore in prova poco esteso (uno o due picchetti) ed una tubazione idrica interrata ed estesa. Fig.37: Misura della resistenza di terra col metodo del dispersore ausiliario a resistenza trascurabile (metodo dei due punti)