Energia elettrica da fonti rinnovabili

Energia elettrica da fonti rinnovabili

CONSIGLIO DI STATO, Sez. 5^ – 10 settembre 2012, n. 4768 N. 04768/2012REG.PROV.COLL. N. 01184/2012 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha pronunciato la presente SENTENZA sul  ricorso  numero  di  registro  generale  1184  del  2012,  proposto  da: Essebiesse Power Srl, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dall'avv. Angelo Clarizia, con domicilio eletto presso Angelo Clarizia in Roma, via Principessa Clotilde, n. 2; contro Regione Basilicata, in persona del Presidente della Giunta regionale in carica, rappresentata e difesa dall'avv. Nicoletta Pisani, con domicilio eletto presso l’Uff. Rapp. Regione Basilicata in Roma, via Nizza, n. 56; per la riforma della  sentenza  del  T.A.R.  BASILICATA  n.  00544/2011,  resa  tra  le  parti,  concernente  diniego  di autorizzazione  regionale  alla  costruzione  ed  esercizio  di  un  parco  per  la  produzione  di  energia elettrica da fonte eolica in agro del Comune di Vietri di Potenza; Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;Visto l'atto di costituzione in giudizio della Regione Basilicata;Viste le memorie difensive;Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 3 luglio 2012 il Cons. Raffaele Prosperi e uditi per le parti gli  avvocati  Angelo  Clarizia  e  Antonio  Pasquale  Golia,  su  delega  dell'avv.  Nicoletta  Pisani; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO La  Società  Essebiesse  Power  s.r.l.  chiedeva  il  10  marzo 2004  alla  Regione  Basilicata l’autorizzazione  unica  ai  sensi  e  per  gli  effetti  dell’art.  12  D.  Lgs.  387/03  per  la  realizzazione  e l’esercizio  di  un  impianto  di  energia  elettrica  di  fonte  eolica  da  28  MW nel  Comune  di  Vietri  di Potenza. In  data  18  giugno  2008  con  delibera  n.  962,  la  Giunta  regionale  negava  il  rilascio dell’autorizzazione,  rilevando,  tra  l’altro,  che  il  piano  energetico  regionale  approvato  nel  2000 individuava  scenari  relativi  alla  produzione  massima  di  energia  elettrica  da  fonti  rinnovabili  al 2010,  che  per  la  fonte  eolica  era  prevista  l’installazione  massima  complessiva  di  128  MW  al momento già superati e che, ai sensi dell’art. 3 legge reg. n. 9/07, fino all’approvazione del piano di indirizzo energetico ambientale regionale, non era più consentita l’autorizzazione ad altri impianti. L’interessata impugnava la delibera e il piano energetico regionale innanzi al TAR della Basilicata il quale, con sentenza n. 544 del 16 novembre 2011, respingeva il ricorso. Con atto appello notificato il 13 febbraio 2012 la Essebiesse Power ha impugnato la predetta per i seguenti motivi: 1. Le previsioni del piano energetico regionale vanno ritenute quali proiezioni di sfruttamento delle fonti  rinnovabili  di  energia  e  costituiscono  dunque  una  sorta  di  obiettivi  e  non  un  tetto  massimo insuperabile. 2.  Qualora  si  dovesse  intendere  che  il  piano  energetico  regionale  ha  stabilito  un  massimo  di produzione  di  energie  prodotte  da  fonti  rinnovabili,  la  norma  regionale  richiamata  andrebbe considerata  costituzionalmente  illegittima  per  violazione  dell’art.  117  della  Costituzione  in considerazione  delle  più  recenti  pronunce  della  Corte  Costituzionale,  secondo  cui  le  Regioni  non possono stabilire tetti di potenza massima autorizzabili, date anche le norme internazionali vigenti (protocollo di Kyoto) e comunitarie (art. 3 direttiva n. 2001/77/CE), le quali incentivano lo sviluppo delle  suddette  fonti  di  energia  rinnovabile,  individuando  soglie  minime  di  produzione  da raggiungere nei singoli Stati. 3.  La  direttiva  comunitaria  2001/77/CE  impegna  gli  Stati  membri  a  promuovere  il  maggior contributo  delle  fonti  energetiche  rinnovabili,  ad  adottare  misure  appropriate  a  promuovere l’aumento  del  consumo  di  elettricità  da  tali  fonti,  obbliga  gli  Stati  membri  a  ridurre  gli  ostacolinormativi  e  di  altro  tipo  all’aumento  di  questo  tipo  di  energia.  La  direttiva,  già  recepita nell’ordinamento  italiano  con  il  D.  Lgs.  387/03,  deve  condurre  alla  disapplicazione  della  norma interna  incompatibile  da  parte  e  dell’amministrazione  e  del  giudice ed  in  via  subordinata,  alla rimessione alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee della questione pregiudiziale inerente il contrasto dell’art. 3 legge reg. 26 aprile 2007 n. 9 della Regione Basilicata con l’art. 6 della direttiva 2001/77/CE. 4. In ogni caso, trattandosi di potestà legislativa concorrente, la legge statale n. 10/91 non prevede che  le  Regioni  possano  stabilire  limiti  alla  produzione  anche  fino  all’approvazione  del  piano  di indirizzo  energetico  ambientale  regionale,  concretizzando  la  previsione  in  parola  un’ulteriore violazione dell’art. 117 della Costituzione.

L’appellante ha concludeso per l’accoglimento del ricorso con vittoria di spese. La Regione Basilicata si è costituita in giudizio, sostenendo la tardività del ricorso di primo grado e l’infondatezza dell’appello e chiedendone il rigetto. Con ordinanza n. 1139 del 20 marzo 2012 questa Sezione ha accolto la domanda cautelare proposta dalla Essebiesse Power ai fini di una sollecita fissazione del merito della causa. Alla odierna udienza pubblica la causa è passata in decisione. DIRITTO Deve innanzitutto essere sgomberato il campo dall’eccezione di tardività del ricorso di primo grado, così come sollevata dalla resistente Regione Basilicata. La delibera di Giunta impugnata, adottata il 18 giugno 2008, è stata pubblicata sul b.u.r. il 2 luglio successivo, mentre il ricorso al TAR della Basilicata è stato notificato il 12 novembre 2008. E’  pacifico,  così  come  rilevato  dall’appellante,  che  per  i  soggetti  direttamente  contemplati  dal provvedimento da impugnare il termine per la stessa impugnazione decorre dalla comunicazione o dalla  piena  conoscenza,  ai  sensi  dell’art.  21  L.  1034/71,  all’epoca  vigente,  e  poiché  il  diniego scaturiva dalla domanda di un provvedimento ampliativo, non vi è ragione per dubitare che la P.A. fosse tenuta a farne comunicazione alla Essebiesse Power e non a limitarsi alla pubblicazione sul b.u.r., visti anche i principi di cui agli artt. 2 e 10 bis L. 241/90. Altrettanto  infondata  è  l’eccezione  inerente  la  tardività  dell’impugnazione  del  piano  energetico regionale, in quanto risalente al 2001: tale atto aveva ed ha un carattere generale e programmatorio e  la  Essebiesse  Power  lo  ha  impugnato  allorché  la  relativa applicazione  nei  suoi  confronti  ha determinato una lesione diretta ed attuale. Ciò premesso, è infondata la prima censura, con cui l’appellante si duole della cattiva intepretazione data dalla Regione al piano energetico regionale nel negare l’autorizzazione alla Essebiesse Power: il piano non avrebbe posto limiti massimi alla produzione di energia eolica, ma avrebbe espresso solamente indirizzi programmatico – previsionali. A prescindere dall’intitolazione dello stesso art. 3, ossia “Limiti di produzione”, in realtà lo stesso art. 3 della legge reg. n. 9/07 è del tutto cristallino nel prevedere il diniego di autorizzazione per gli impianti che non rientrino nei limiti stabiliti dal piano energetico regionale approvato con delibera consiliare  n.  220  del  26  giugno  2001,  limiti  fissati  per  l’energia  di  fonte  eolica  in  128  MW complessivi  per  il  periodo  2001  – 2010;  ed  il  diniego  ha  poi  applicato  fedelmente  tali  obiettivi massimi, una volta riscontratone il superamento. L’appello deve però essere accolto, alla luce della fondatezza delle censure sollevate con i motivi secondo e terzo, concernenti la violazione delle norme internazionali vigenti (protocollo di Kyoto) e comunitarie (art. 3 direttiva n. 2001/77/CE), le quali incentivano lo sviluppo delle suddette fonti di energia rinnovabile ed in particolare della direttiva 2001/77/CE.

L’interpretazione  ora  riconosciuta  alla  normativa  varata  dalla  Regione  Basilicata  porta innegabilmente alla chiusura del mercato della produzione di energia eolica e ciò, sebbene stabilito con  un  limite  temporale,  si  manifesta  lesivo  di  importanti  e  basilari  principi  caratterizzanti  gli ordinamenti europeo ed italiano, in particolare la direttiva già richiamata 2001/77/CE, secondo cui la  produzione  di  energia  anche  da  fonti  rinnovabili avviene  in  regime  di  libero  mercato concorrenziale senza la previsione di limiti alla produzione. L’art. 1 della direttiva richiama in primo luogo la necessità di “un maggior contributo delle fonti energetiche rinnovabili alla produzione di elettricità nel… mercato interno”, mentre l’art. 3 prevede l’adozione  da  parte  degli  Stati  membri  di  misure  appropriate  atte  a  promuovere  l’aumento  del consumo  di  elettricità  prodotta  da  fonti  energetiche  rinnovabili  secondo  obiettivi  indicativi nazionali, indicati nello stesso art. 3 nel 12% del consumo interno lordo di energia entro il 2010. I regimi  di  sostegno  dei  singoli  Stati  membri  devono  comunque  promuovere  efficacemente  l’uso delle fonti energetiche rinnovabili – art. 4 – ed ancor più, soprattutto, andranno ridotti “gli ostacoli normativi e di altro tipo all’aumento della produzione di elettricità da fonti energetiche rinnovabili” – art. 6. A fronte di tale quadro di riferimento generale, si deve escludere che il legislatore nazionale, statale o  regionale  che  sia,  possa  introdurre  un  limite  massimo  alla  produzione  di  energia  elettrica rinnovabile, poiché tale limite si dimostra in contrasto radicale con il favor della normativa europea, laddove  questa  fissa  limiti  minimi  e  rivede  in  generale  riduzione  degli  ostacoli  normativi all’aumento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Una sommaria indagine sulle premesse della direttiva 2001/77/CE con il richiamo alla necessità di promuovere in via prioritaria le fonti energetiche rinnovabili, l’alta priorità di questo obiettivo, la stretta  connessione  dell’uso  di  queste  fonti  con  il  protocollo  di  Kyoto,  il  richiamo  evidente  agli obiettivi  nazionali  come  livelli  minimi  – punto  7  delle  premesse  - è  fortemente  indicativa  del contrasto insito nelle previsioni della legislazione regionale della Basilicata con i principi posti in sede europea. Il D. Lgs. 29 dicembre 2003 n. 387, recante recepimento nell’ordinamento interno della direttiva in parola,  ha  poi  confermato  i  propositi  del  legislatore  comunitario  ed  ha  previsto  inoltre  che  le Regioni - art. 10 - possano adottare “misure per promuovere l’aumento del consumo di elettricità da fonti  rinnovabili  nei  rispettivi  territori,  aggiuntive  rispetto  a  quelle  nazionali”,  quindi  senza incentivare i criteri che potessero portare a stabilire tetti massimi di produzione. E’  poi  necessario  il  richiamo  alla  successiva  direttiva  2009/28/CE  che  ha  sostituito  la  direttiva 2001/77/CE, con cui si è tra l’altro precisato nelle premesse – punto 14 – che “la principale finalità di obiettivi nazionali obbligatori e creare certezza per gli investitori nonché stimolare lo sviluppo costante di tecnologie capaci di generare energia a partire da ogni tipo di fonte rinnovabile. Non è opportuno rinviare la decisione sul carattere obbligatorio di un obiettivo in attesa di eventi futuri”. E tale direttiva, pur successiva alla legge regionale di cui il provvedimento impugnato costituisce applicazione, ha carattere ancor più cogente e si pone in antitesi totale e definitiva con la fissazione di limiti massimi di produzione di energia elettrica di fonte eolica, fissazione di limiti massimi posta senza nemmeno una perentoria scadenza ed oggetto di nuovi ed ulteriori rinvii, di seguito posti nel nulla dalla Corte Costituzionale (cfr. sentenza 3 marzo 2011 n. 67). In conclusione, in accoglimento dell’appello in esame, l’art. 3 della legge regionale 26 aprile 2007 n.  9  della  Regione  Basilicata  deve  essere  disapplicato  laddove  pone  un  limite  massimo  alla produzione  di  energia  elettrica  derivante  da  fonte  eolica,  in  quanto  contrastante  con  l’art.  6  della 

direttiva  2001/77/CE  con  il  conseguente  annullamento  dei  provvedimenti  impugnati  (ciò  in applicazione del principio della prevalenza del diritto comunitario, cfr. C.d.S., sez. V, 7 aprile 2011, n. 2155). La peculiarità della questione giustifica la compensazione delle spese di giudizio tra le parti. P.Q.M. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale  (Sezione  Quinta),  definitivamente  pronunciando sull'appello,  come  in  epigrafe  proposto,  lo  accoglie  e, per  l'effetto,  accoglie  il  ricorso  di  primo grado. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così  deciso  in  Roma  nella  camera  di  consiglio  del  giorno  3  luglio  2012  con  l'intervento  dei magistrati: Carlo Saltelli, Presidente FFPaolo Giovanni Nicolo' Lotti, ConsigliereNicola Gaviano, ConsigliereCarlo Schilardi, ConsigliereRaffaele Prosperi, Consigliere, Estensore L'ESTENSORE IL PRESIDENTE         DEPOSITATA IN SEGRETERIAIl 10/09/2012IL SEGRETARIO(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

Pubblicato: 13 febbraio 2014 Categoria: Manuali tecnici