I ritardi nei cantieri per i reattori di tipo Epr, la terza generazione del nucleare, pesano sui risultati per il primo semestre 2010 del gruppo francese Areva, portando in negativo le performance operative
A causa di un accantonamento supplementare di 417 milioni di euro per il rinvio dell’entrata in funzione della centrale in costruzione in Finlandia, il risultato operativo del gruppo è negativo per 485 milioni, contro i 161 dello stesso periodo del 2009.
Crescono invece sia il valore del portafoglio ordini (44 miliardi di euro contro 42,9 nel primo semestre 2009) che il fatturato (4,2 miliardi contro 3,9), mentre cala di oltre un miliardo di euro l’indebitamento.
In Germania, invece, il governo punta a rinviare la decisione su una discussa tassa sull’energia nucleare garantendosi più tempo per raggiungere un accordo con le società di servizi energetici infuriate per la proposta. Lo rende noto una fonte governativa.
Berlino ora pensa di illustrare la sua decisione a fine settembre e non più a inizio mese, quando presenterà la sua strategia politica in materia energetica per i prossimi decenni, allo scopo di ottenere qualche dettaglio in più sul fronte dei tagli da apportare al piano di austerità voluto dalla cancelliera Angela Merkel.
Il governo di centrodestra ha indicato in 2,3 miliardi di euro l’anno la cifra che dovrebbe provenire dall’industria nucleare nell’ambito del piano di risparmio da 80 miliardi di euro per mettere sotto controllo il bilancio federale. L’idea è quella che gli operatori delle centrali nucleari, come la E.On, la più grande utility del mondo, paghino una nuova tassa per ogni grammo di combustibile nucleare (uranio o plutonio) che utilizzano, secondo la bozza di legge resa pubblica a luglio dal ministero delle Finanze.
La proposta ha fatto però infuriare le società più importanti, che la scorsa settimana hanno controproposto un metodo di pagamento alternativo in cambio del permesso di ampliare la durata di vita delle centrali nucleari esistenti. Il settore propone di versare importi deducibili dalle tasse in un fondo da cui il governo potrebbe ritirare importi fissi.
Nei giorni scorsi alcuni giornali hanno riportato le parole dell’amministratore delegato di E.On Johannes Teyssen, secondo cui la nuova tassa sarebbe illegale. Le società hanno detto che la tassa colpirebbe i loro profitti, costringendole a ridurre gli investimenti e forse anche a chiudere qualche centrale.
Gli impianti nucleari tedeschi dovrebbero infatti essere chiusi nel 2021 dopo una vita media di 32 anni, ma gli operatori sperano che il governo Merkel modifichi la legge approvata dal precedente esecutivo di centrosinistra.
E la febbre del nucleare ha contagiato anche l’Africa e in particolare la Nigeria che da sempre coltiva ambizioni per diventare una nazione nucleare, ma con scopi puramente pacifici. Sogni che potrebbero diventare presto realtà, almeno stando alle dichiarazioni della Nigerian Atomic Energy Commission (Naec).
Secondo l’Agenzia la Nigeria avrà la prima centrale nucleare nel giro di tre anni: l’impianto - ha precisato il direttore generale della Naec, Erepamo Osaisai - “avrà fini puramente industriali e contribuirà a colmare il fabbisogno di energia elettrica di cui la nazione è ancora molto carente”. Nel frattempo l’Agenzia ha iniziato corsi per formare fisici e ingegneri nucleari, mentre dal prossimo anno accademico quattro università dovrebbero dare vita a dei centri di ricerca sulla materia.
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