Impianti telefonici interni: per Confartigianato è necessario liberalizzare completamente il settore

 

Chiesta l’abrogazione del DM 314/92


Confartigianato Impianti ritiene che l’attuale formulazione del Decreto Ministeriale n. 314/1992, attuativo della Legge n. 109/1991 (“Nuove disposizioni in materia di allacciamenti e collaudi degli impianti telefonici interni”) sia assolutamente negativa, per almeno due ordini di ragioni.

L’attuale formulazione dei gradi di abilitazione ha prodotto, e continua a produrre, innanzitutto, un impatto negativo enorme sulla vita economica delle imprese artigiane e di piccola dimensione che si dedicano all’attività di installazione di impianti.

In effetti, in passato, cioè prima dell’entrata in vigore del citato D.M. n. 314/1992 era presente un 4° grado di abilitazione, che prevedeva:

  • la necessità per l’impresa di almeno due unità di personale, una addetta alla direzione lavori e l’altra alla loro esecuzione, figure eventualmente riconducibili alla stessa persona;
  • nessun tipo di disponibilità immobiliare (né ufficio né magazzino) ma unicamente un recapito di riferimento per la ditta;
  • nessun tipo di requisito per il possesso di autofurgoni od autoveicoli in genere;
  • la possibilità di installare ”dispositivi ausiliari d’utente”;
  • relativamente al personale dipendente, i requisiti della “esperienza d’installazione presso case costruttrici di dispositivi ausiliari d’utente o alle dipendenze di ditte già autorizzate”.

L’eliminazione del 4° grado, esclude ingiustamente gli artigiani installatori e le PMI da questo segmento di mercato, a meno di ingenti investimenti, anche in risorse umane, nella stragrande maggioranza dei casi obiettivamente fuori dalla loro portata.

Il secondo ordine di ragioni concerne, nello specifico, i contenuti di carattere squisitamente tecnico inerenti al D.M. n. 314/1992: esso, evidentemente risulta essere ormai anacronistico, in quanto unicamente imperniato sulla fonia e non anche sulla trasmissione dati, dal momento che attualmente le reti telefoniche risultano essere utilizzate in maniera promiscua e spesso risulta essere difficile scindere tali due componenti.

Ne deriva che le attrezzature previste come essenziali per l’installazione di reti telefoniche interne, nel 1992, non risultano essere più indicate perché oggi superate, e quindi obsolete, in virtù dell’evoluzione tecnologica e di mercato.

Per tutte le ragioni sopra ricordate, Confartigianato Impianti ritiene sia assolutamente necessario che il D.M. n. 314/1992 venga abrogato e la materia dell’installazione degli impianti telefonici interni venga ad essere completamente liberalizzata, in ossequio, fra l’altro, agli orientamenti europei degli ultimi anni nel settore.

In subordine, qualora gli orientamenti Ministeriali si mostrino più cauti, si ricorda come sia importante prevedere, quanto meno, la possibilità per le imprese artigiane e di piccola e media dimensione di poter effettuare liberamente attività di installazione di impianti telefonici interni senza dover dimostrare di possedere alcun tipo di requisito tecnico specifico, fissando una soglia di “sbarramento” in termini di “punti di rete” o di accesso nell’impianto telefonico (ad esempio sino a 100 “punti rete”).

In quest’ultima ipotesi, naturalmente, si dovrà affrontare anche il problema della “regolarizzazione” con efficacia retroattiva della posizione di quegli installatori che hanno - di fatto - svolto attività di installazione nel corso degli ultimi 10 anni senza requisiti (sia pure nei limiti di cui sopra in termini di “punti rete”) e che, dimostrando con opportuni documenti fiscali tale attività, eventualmente pagando un contributo una tantum, non siano più esposti al rischio di sanzioni per gli impianti installati.


Fonte:: Confartigianato
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